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Grinderman in Italia: un breve resoconto dei concerti di Trezzo e Roma

9 ottobre 2010 2 commenti

Andare a Trezzo da Milano alle sei e mezza di sera implica una certa dote di pazienza, mettendo in conto di impiegare  cinquanta minuti per arrivare a Palmanova e altri dieci per fare in realtà tutto il tragitto. Col senno di poi sarà il contrattempo peggiore capitato in questo minitour Grinderman: a Trezzo il 6, a Roma il giorno dopo.
Prosegui la lettura…

Concerto – 23 novembre 2008 – Brighton, Brighton Centre

27 novembre 2008 Nessun commento

HOLD ON TO YOURSELF
DIG LAZARUS DIG
TUPELO
WEEPING SONG
NATURE BOY
RED RIGHT HAND
MIDNIGHT MAN
GOD IS IN THE HOUSE
PEOPLE AIN’T NO GOOD
MOONLAND
MERCY SEAT
DEANNA
WE CALL UPON THE AUTHOR
PAPA WON’T LEAVE YOU, HENRY
GET READY FOR LOVE

STRAIGHT TO YOU
THE LYRE OF ORPHEUS
HARD ON FOR LOVE
STAGGER LEE

Bene.
Eccomi di nuovo sotto al palco dei Bad Seeds e di Nick….ma non nel salotto di casa – trattandosi di Brighton – (haimè! :roll: ) bensì in un freddissimo e poco ospitale palazzetto o centro congressi o sala da concerti…però con un’acustica discreta.
Tutti ci si aspetta i mangiatori di loto per cominciare e invece quel bel pezzone ipnotico è sostituito da “Hold On To Yourself”, peccato.
Nick è strepitoso, al solito, allegro (e xchè mai dovrebbe essere il contrario visto che siamo di nuovo tutti/e li…) e in forma (soltanto un piccolo inciampo nella voce in “God Is In The house”…cavolo, ha preso tre belle stecche!!).
Quindi un altro bel concertone che non mi sentirei però di definire strepitoso, ma, naturalmente, con le solite punte vertiginose: il “duo” Mercy Seat e Deanna (quasi nelle original version) stavolta gli viene proprio da urlo come pure Red Right Hand (che non mi stancherò mai di ascoltare dal vivo!) e Hard Of For Love (questo pezzo sta vivendo veramente una seconda vita!).…e poi…regalone…. richiamati sul palco solo una volta (benedetti inglesi! :roll: ), ecco STRAIGHT TO YOU :D (nemmeno ho dovuto chiederglielo!) a Roma me l’ aveva fatta ma non si ricordava le parole e, diciamolo, era venuta piuttosto maluccio, perciò me la doveva!….e quindi visto che si ricomincia da capo vorresti anche tutte, tutte le altre, un lungo, interminabile concerto, concerto che però deve tassativamente finire entro le 23….e non c’è più tempo, non c’è nè più! Ed è per questo che non lo avrei sprecato con il teatrino di The Lyre Of Orpheus (ancora!) ma poi le sventagliate di Hard Of For Love e Stagger Lee ci risarciscono…e poi, e poi…thanks and goodnight!

Ps.: menzione speciale stasera per Conway Savage: ha fatto di quei numeri da circo da non credere giocando con maracas, tamburelli e quant’altro , improvvissando solitari balletti alla tastiera e agitando la testa come il più incallito metallaro e giuro che, essendo ormai al mio 37° concerto dei Bad Seeds, non l’ho mai visto cosi! Incredibile.
Ppss.: E poi l’attesa nel freddo pungente, stavolta più lunga del previsto, ma, come dice Junior a Zucchero (alias Tony Curtis e Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo”)“…non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta…”…appunto…vale sempre la pena aspettare Nick xchè il suo abbraccio ti ricompensa sempre! E stavolta, consapevole del fatto che sfidare il freddo così è piuttosto “eroico”, ha pure pregato la dolce Susie di scusarlo per l’attesa (lei era già in macchina) ma non poteva certo esimersi dal rito: foto, baci e qualche parola scambiata e, ancora una volta, ti sorprende per la sua grande disponibilità…ma questo l’ho già detto tante volte, che ormai è quasi scontato!

E poi è una specie di visione quella della mattina dopo in una strada di Brighton-Hove: incrociare Nick Cave – The Faboluos – sul marciapiedi, stretto nel suo piumino nero, capelli al vento e trolly al seguito che attraversa ad un passaggio pedonale, stando ben attento a non farsi investire, con il tour menager che gli trotterella dietro per accompagnarlo sul pulman che lo aspetta con tutti gli altri Bad Seeds per portarselo via in tour, ancora una volta, per altri concerti, e altri e altri ancora per la sua e la nostra felicità.
La vita è bella, nonostante!

Concerto – 1 giugno 2008 – Roma, Teatro Tendastrisce

4 giugno 2008 Nessun commento

Grazie a questo sito venni a conoscenza del nuovo progetto che stava per sfornare il Nostro e in seguito lessi le prime voci attendibili che circolavano in merito al Tour che ne sarebbe seguito… Ebbene.. la storia di questo concerto inizia un po’ di tempo fa (se i concerti si esaurissero in se stessi in poco più di due ore che cosa lascerebbero sotto pelle??).
Piccola premessa in merito alla questione-biglietto: 43.70 euro sudati ma felici, anzi felicissimi! Soprattutto visto il suo bazzicare (passatemi il termine romano, eheh) sporadico per la nostra penisola. Però.. una piccola considerazione sui 5.70 euro di prevendita: è pazzesco, roba da folli e da ladroni da parte di chi gestisce questo business. Che poi i rivenditori sulla piazza in Italia sono solo un paio ed hanno campo libero! Tra l’altro producono dei biglietti pessimi, poco più decenti di quello del cinema sotto casa… ricordo che fino a diversi anni fa il biglietto era una reliquia soprattutto per la bella presentazione, con tanto di immagine/foto dell’artista e scritte in rilevo e colorate, anche l’occhio vuole la sua parte, a maggior ragione se come ricordo..ora i biglietti sono tutti uguali e non c’è quasi neanche più gusto a tenerli nel cassetto dei ricordi…
In più da un po’ alcune rivenditorie cominciano a chiedere 1 euro di commissione…del tutto illegale, attenzione! È un meccanismo perverso che come al solito grava sulle tasche di chi vuole fruire della cultura e dell’arte dello spettacolo (in prevalenza giovani se si parla di concerti). Come se, tra l’altro, fosse facile evitare la prevendita e tutti gli smazzamenti del caso: spesso non è consentita (a me è successo anche questo!?), ma molto più spesso non ti conviene aspettare di arrivare al botteghino del teatro/stadio perché sicuramente rimani a bocca asciutta.. e te credo passano stock di biglietti sottobanco ai bagarini, i migliori posti poi! Ho visto questa scena pietosa con i miei occhi in due delle rivenditorie più famose della mia città! già…si sa…

Insomma, ci si rifà di tutti i soldi risparmiati dai download dal web? Boh, ma in quel caso dovrebbero lievitare solo i prezzi netti, non anche le prevendite. Come se per noi fosse facile sganciare un cinquantino per ogni evento di nostro gradimento (e sì che all’anno per gli appassionati come me ce ne sono diversi di eventi, insostenibili contemporaneamente).
Fine sfogo contro il business dei traffici di ticket. Visto che si parla di “tour” mi sembra un aspetto pratico utile da affrontare per sapere sono l’unica ad assumere una posizione critica.

Siamo a Nick Cave, al Tendastrisce, un paio di giorni fa.
Decido di prendere il biglietto e l’avrei fatto da sola se non fosse che un’amica si è proposta di unirsi a me, quindi biglietto alla mano è iniziato il conto alla rovescia fino al fatidico 1 giugno.
Di concerti più o meno grandi e importanti ne ho visti diversi, ma Cave proprio mi incuriosiva e mi intimoriva al contempo, soprattutto riguardo al fatto caratteriale, di resa dal palco e di pubblico. Per me era un po’ un punto interrogativo e non sapevo bene cosa aspettarmi, strano, non mi era mai successo. Inutile dire che sono tornata con un’immensa soddisfazione in corpo 😉 eheheheheheh
Me ne arrivo al Tendastrisce tranquillamente verso le 8 di sera, mi fumo una sigaretta ed entro con altrettanta calma, consapevole che mi avrebbero tolto il tappo dalla bottiglietta d’acqua nella borsa e che sarei stata nelle file di mezzo del parterre. Invece la security non mi si è filata minimamente e mi ritrovo in seconda fila abbastanza centrale, dopo aver zigzagato un po’ perché davanti la mia terza fila laterale c’era un tipo altissimo che toglieva la visuale a mezzo teatro.
Faccio per sedermi a terra che entra il gruppo spalla: un simpatico duo australiano formato da Ed Kuepper & Jeffrey Wegner: cantante e batterista (beh a chi corrisponde quale ruolo non saprei dirlo :p). ammetto che mi sono piaciuti, anche se sanno un pò di già sentito, ma anche di lande desolate e di easy rider, mi convincono su diversi pezzi..peccato quel knoking on heaven’s d..ehm no quel pezzo dal sapore già masticato..eheheh
Finito il set un manipolo di tecnici fa un via vai frenetico e troppo lungo sul palco per sistemare gli strumenti, tanto che pensavo stessimo per assistere ad un vero soundcheck in diretta. Qualche tentennamento e si accendono le luci: la batteria è rosa, con un pomodoro sulla pelle davanti della cassa, ghgh.
Entrano i Semi del Male, eleganti e decisi…tutto sommato sobri e defilati (tranne, ovviamente, Warren Ellis e le sue buffe minichitarre) Poi..passo svelto, grinta nelle mani e potenza nell’ugola. Fa il suo ingresso quel diavolo di Re Inkiostro con fare tanto elegante quanto famelico. Pare che ci sbrani tutti.
Non avevo mai assistito ad un concerto (perlomeno ad uno a cui tenessi particolarmente) da così vicino, a circa 2 metri dal palco e posso dire sol sorriso a trentasei denti che DA LI’ SOTTO E’ DAVVERO TUTTA UN’ALTRA STORIA!!! Si notano molte sfumature, emozioni e trasporto in più, non c’è paragone. Anche gli sghignazzi del cantante in questione, eheh.
La prima cosa che noto è che quel cavallo pazzo, ma di razza, punta dritto verso di noi e inizia a cantare fissando negli occhi i ragazzi che gli stavano direttamente davanti. Mi dico un enorme “Wow!!!!!!!!!!!” e rimango pietrificata come un coniglio spaventato, immobile mentre gli altri si dimenano (e quasi mi schiacciano). Sono rimasta per un attimo stordita da un attacco così coinvolgente, un Nick impeccabile in quel suo vestito fatto di pantaloni a righe nere e viola, camicia porpora e giacca nera.
E lui è lui. In un attimo tutti i timori mi si sciolgono, allontanati da quella voce potente e profonda, bella e piena, viva e sanguinante. La gente è positiva, pubblico eterogeneo, abbastanza tranquillo, divertito.
Nick è affabile e divertente, davvero una bella sorpresa!!! Poi si scatena ma non si scompone, di classe e coerente.
Non c’è niente da fare, è nato per stare sul palco! (purtroppo o per fortuna) annienta qualsiasi altra presenza dietro di lui. I tuoi occhi rimangono magnetizzati dai suoi, chiarissimi sotto i riflettori, che mi hanno fatto dimenticare di aver portato la macchinetta fotografica scarica (azz).
Un po’ meglio i pezzi sostenuti di quelli lenti, nel complesso un gran bel concerto di un paio d’ore e qualcosa.
Stagger Lee. Ciao… …. …. La speranza di afferrare il foglio con la scaletta o una bacchetta, ma niente..mi tengo stretta l’immagine degli occhi ghiacciati di Nick nei miei.

Sfinita, mangio il mio pezzo di pizza fuori al teatro finchè la security ci caccia via per la chiusura. Adrenalina a mille… non ancora non è scesa del tutto 🙂

(ps: scusate la lunghezza del post, scrivo poco ma concentrato :p)

Setlist del 31 maggio 2008- Spello (PG), Villa Fidelia

3 giugno 2008 3 commenti

Questa la setlist del concerto di Spello:

NIGHT OF THE LOTUS EATERS
DIG, LAZARUS, DIG!!!
TUPELO
TODAY’S LESSON
RED RIGHT HAND
YOUR FUNERAL MY TRIAL
MIDNIGHT MAN
THE MERCY SEAT
DEANNA
LIE DOWN HERE (& BE MY GIRL)
MOONLAND
THE SHIP SONG
WE CALL UPON THE AUTHOR
PAPA WON’T LEAVE YOU, HENRY
MORE NEWS FROM NOWHERE

—————-

INTO MY ARMS
GET READY FOR LOVE
HARD ON FOR LOVE
I LET LOVE IN
STRAIGHT TO YOU
WANTED MAN
STAGGER LEE

Concerto – 30 maggio 2008 – Sesto Fiorentino, Villa Solaria

31 maggio 2008 3 commenti

Quando varco i cancelli di Villa Solaria il sole non è ancora tramontato, il mio orologio segna ancora le otto e l’adrenalina incomincia già a pomparmi nelle vene. Villa Solaria è un immenso parco: ci sono gli stand che vendono bibite e cibo e magliette, e poi in un’altra zona, non meno vasta, c’è il palco. Passerà un quarto d’ora ed ecco salire un chitarrista ed un batterista: purtroppo non so chi siano, intrattengono il pubblico fino alle nove, suonano e cantano magnificamente osservati a vista da Martin P. Casey e Conway Savage che, birra alla mano, è venuto a mettersi a mezzo metro da me, proprio di fronte al palco. Intanto il cielo si è di nuovo coperto, guardo le mie scarpe e le vedo sporche di fango: penso che sia l’atmosfera giusta per un concerto di Nick Cave.

Nove e cinque, nove e dieci, i tecnici armeggiano con gli strumenti, con le luci, nove e un quarto, il parco si affolla, mi accalco sotto il palco. Nove e venti: cala il buio, entrano i Bad Seeds, urla, applausi, parte il riff bruciante di “Night Of The Lotus Eaters”, Casey, al centro della scena, alza un braccio, poi distende la mano ed ecco entrare Nick, agile e scattante come sempre, afferra il microfono ed inizia a cantare. Siamo tutti in delirio e sono talmente vicino agli altoparlanti che le onde sonore arrivano persino a farmi tremare.

La versione del brano è spiazzante: molta meno psichedelia e suono più aggressivo, avvolgente. Conclusa l’esibizione, Nick ringrazia, sorride, parte “Tupelo” e nuvoloni neri, come quelli che stanno sopra la nostra testa, si proiettano sul telo alle loro spalle. Neanche il tempo di respirare ed esplode “Dig!!! Lazarus Dig!!!”: le luci impazzano, gli spettatori anche. Ancora il tempo di sentire “Red Right Hand”, per poi accorgermi di aver totalmente perso la cognizione del tempo, dello spazio: i brani si susseguono velocemente, Nick parla, scherza («You are amazing… I am fucking amazing!», rivolto ad uno del pubblico), la musica mi trapassa, mi stordisce. Suonano e cantano “Today’s Lesson”, “I Let Love In”, “Midnight Man”, “The Mercy Seat”. Arriva “Deanna” e la gente attorno a me inizia a saltare, urlare; stesso discorso per “Papa Won’t Leave You, Henry”. Non ricordo in che ordine, ma poi è il turno di “The Ship Song”, “We Call Upon The Author”, “Moonland”, “More News From Nowhere”.

Intanto una fitta pioggia inizia a tormentarci, Nick si fa dare un ombrellino durante l’esecuzione di “Moonland”, ride e poi lo getta e viene a prendersi l’acqua e un scroscio di applausi. Durante “More News…” l’intensità dell’acqua aumenta e a brano concluso Nick ringrazia ed augura la buona notte. I Bad Seeds escono, noi spettatori ci guardiamo increduli, passa un minuto, due, fischi, urla, la pioggia diminuisce ed ecco che risalgono sul palco. Nick veste ora una t-shirt nera ed urla: «Are you ready?». Deflagra “Get Ready For Love” e, dopo, la sua degna compare: “Hard On For Love”. Poi Nick imbastisce il classico siparietto di “The Lyre Of Orpheus” con il pubblico. Quando si siede alle tastiere capisco subito che eseguirà “Into My Arms”: e così è stato. Chiede se ne vogliamo sentire un’altra, ed è la volta di “Jesus Of The Moon”. Conclude con la infernale “Stagger Lee”.

Ogni parola è superflua: il concerto è un’emozione puramente sensoriale e tentare di spiegarla razionalmente è un vano sforzo. Posso dire solo questo: non ho cambiato idea riguardo le canzoni del nuovo album, c’è poco da fare non mi piacciono molto, sono fin troppo snelle ed orecchiabili. Per quanto riguarda i capolavori del passato, riescono sempre ad ammaliarmi ed inquietarmi (stupenda, grandiosa “Hard On For Love”, assolutamente migliore della versione in studio dell’87 e malefiche, come sempre, “Stagger Lee”, “Tupelo” e “Red Right Hand”). “The Mercy Seat”, invece, mi pare abbia perso molto della sua tragicità e del suo pathos, troppo breve l’esecuzione. Per il resto tutto perfetto, eccelso: a partire dagli altri brani (“I Let Love In” è, per me, un immenso regalo), passando per l’organizzazione scenica (belli i giochi di luce) e per la sempre stupefacente realizzazione musicale. Warren Ellis conferma la diceria secondo cui il violino sia lo strumento del diavolo, Sclavunos si conferma, invece, come uno dei migliori batteristi al mondo e poi che dire di Harvey, Savage, Casey e Wydler (un po’ in ombra…)? E che dire di Nick? Occorre viverle queste emozioni, soltanto viverle. E devo ammettere che ieri sera eravamo davvero in tanti a viverle, a goderle. Poi soltanto l’autostrada deserta ed una smisurata malinconia: è dura risorgere!

Ale889

Concerto – 28 maggio 2008 – Milano, Alcatraz

29 maggio 2008 4 commenti

Alcatraz sold out per la prima data del tour in Italia, anche se a me sembrava un po’ meno pieno dell’ultima volta. Ma magari è sono un’impressione.
Sul concerto, che dire? Ci si deve ripetere. Stai magari anche un bel po’ di tempo senza vederli dal vivo ma appena attaccano i Bad Seeds hai la stessa sensazione che hai quando ritorni a casa. Attaccano e ti ritrovi a sbattere contro il loro wall of sound che conosci bene, ma ogni volta è come se fosse la prima e c’è sempre un qualcosa che ti spiazza.
La scaletta non presenta grosse sorprese rispetto a quanto già si sapeva dal resto del tour, ma un conto è leggere che fa Hard on for love e un altro è quando te la trovi lì. I brani nuovi superano alla grande l’esame del live (e che a farlo sia Midnight Man non mi sorprende, un po’ di più invece il fatto che rendano così bene anche Today’s Lesson e We Call Upon The Author).
Manca qualcosa rispetto ad esempio alla setlist di Copenhagen ma arriviamo comunque a due ore e dieci di concerti: cosa ormai abbastanza rara. Non esaltanti probabilmente i due recuperi dai due album gemelli (The Lyre of Orpheus e
Get Ready for Love), mentre i “classici” ritrovano sempre nuova freschezza. Io sono più per una The Mercy Seat in versione “tirata”: ma anche così non è certo da buttare. E che dire di Nobody’s Baby Now e Red Right Hand?
E visto che non si può chiudere senza nemmeno un omicidio d’autore ci pensa Stagger Lee a mandarci tutti a casa.
Discorso su Nick in particolare. È in forma, ne ha voglia e gigioneggia come suo stile con gli ormai classici mini siparietti con il pubblico (magari constituiti da due parole, ma l’effetto c’è sempre). Lo preferisco comunque senza chitarra: quando ce l’ha perde un po’ nella sua carica da frontman.

Qui sotto potete vedere il video, parziale, di Into my arms dalla serata di Milano.

La setlist all’Alcatraz:
Night of the lotus eaters
Dig Lazarus dig
Tupelo
Today’s lesson
Red right hand
Nobody’s baby now
Midnight man
The mercy seat
Deanna
Lie down here
Moonland
The ship song
We call upon the author
Papa won’t leave you Henry
More news from nowhere

The lyre of Orpheus
Get ready for love
Hard on for love
Into my arms

Jesus of the moon
Stagger Lee

Concerto – 17 maggio 2008 – Stoccolma

19 maggio 2008 1 commento

NIGHT OF THE LOTUS EATERS
DIG, LAZARUS, DIG!!!
TUPELO
TODAY’S LESSON
RED RIGHT HAND
MIDNIGHT MAN
NOBODY’S BABY NOW
JESUS OF THE MOON
DEANNA
LIE DOWN HERE (& BE MY GIRL)
MOONLAND
THE SHIP SONG
WE CALL UPON THE AUTHOR
PAPA DON’T LEAVE YOU, HENRY
MORE NEWS FROM NOWERE
——————————–
THE LYRE OF ORPHEUS
GET READY FOR LOVE
INTO MY ARMS
STAGGER LEE
———————–
THE MERCY SEAT
———————-

Tutte le parole sono state già usate.
Night Of The Lotus Eaters incalza ed eccolo ancora una volta Nick The Stripper arrivare a scaldarci… e mai come questa volta è più opportuno in questa freddissima Stoccolma!
E riscalda sì, magari anche un po’ troppo! Perchè alla fine ho tutte queste valchirie svedesi letteralmente sulle spalle… stasera Nick dà via asciugamani che è un piacere (con la promessa però di restituirgliele a fine concerto!) la mia vicina ne manca una per un soffio e non mi dà tregua per tutta la serata separata com’è dal suo “trofeo” (la suddetta asciugamano) che giace dimenticata ai piedi di un insensibile uomo della sicurezza!
Ad ogni modo.
La scaletta si snoda all’incirca sullo stesso canovaccio di tutta questa prima parte di tour europeo. 2 soli jolly calati rispetto alle altre date e cioè NOBODY’S BABY NOW eseguita con un trasporto vocale notevolissimo e poi, poi il ritorno alla grande di THE MERCY SEAT dalla quale non può stare separato a lungo, nell’ennesino diverso arrangiamento alla tastiera che il riconoscimento scatta dopo qualche secondo e, come sempre, una spanna sopra tutte!!! e ciò nonostante il tempo, gli infiniti ascolti etc..etc..
Poi qua e là durante il concerto un po’ di “cabaret”…Nick è allegrissimo. Addirittura si annoda in vita uno scialle rosso spagnoleggiante con tanto di frangie che qualcuno/a gli ha lanciato….si scusa più di una volta con uno della sicurezza per avergli (forse) sputato addosso andandogli vicino per detergergli la fronte… cose cosi..e urla e sbraita e salta, insonna “like a young guy”…ad un certo punto se la mena, ridendo, che è successo qualcosa al cavallo dei suoi pantaloni vintage e si schernisce come per nascondere il “fattaccio” ma è uno scherzo, ovviamente non c’è nessun fattaccio(e siamo la sotto a testimoniarlo!!!)…insomma cazzeggia un po’ troppo..Nick non è stato mai musone sul palco però stasera mi pare un po’ sopra le righe, ..per dirla in breve mi è sembrato un concerto un pò “buttato in vacca” (ancorchè molto divertente, ovviamente),con poca cura negli arrangiamenti (tanto i pezzi piacciono comunque etc…) e i Bad Seeds un po’ troppo “asserviti” al capo!
Qualche consiglio: toglierei dalla scaletta DEANNA e TUPELO ( 🙁 ) perchè sopratutto con DEANNA il fiato lo sorregge poco…e poi GET READY FOR LOVE che senza il coro funziona poco e THE LYRE OF ORPHEUS che con la storia del coro su o-mama, alla fine stanca…x TUPELO ci vorrebbe un’atmosfera diversa che, al contrario invece del concerto a Barcellona, stasera proprio non c’era…non ho mai considerato Tupelo un pezzo “hard”….naturalmente al posto di queste ne avrei una caterva da mettere…ma si sa che è fatica sprecata.
Menzione speciale stasera comunque per STAGGER LEE (the sensual song!!), MOONLAND e JESUS OF THE MOON.
Ha ancora tre possibilità per farmi ascoltare Straight to you…e se no finirò col chiederglielo!

bye e alla prossima!

ps.: È ufficiale…Nick è portatore sano di T-Shirt!!!!

Recensione: Dig!!! Lazarus Dig!!!

28 aprile 2008 5 commenti

Prima di addentrarci nella materia di “Dig!!! Lazarus Dig!!!”, occorre introdurre il momento artistico e “storico” nel quale l’album è stato concepito dal suo autore.

 

Siamo nella rovente estate del 2007. L’apatico clima musicale viene scosso dall’uscita di uno degli album più attesi della stagione: “Grinderman”, pubblicato dall’omonima band per l’etichetta Mute. Del progetto Grinderman si parlava già da un anno e l’attesa era ormai diventata spasmodica (in parte saziata da alcuni brani proposti in anteprima). Il perché? Semplice: Grinderman è la nuova incarnazione di Nick Cave, che torna ad essere leader di una band dopo quasi ventiquattro anni di carriera solista (accompagnato dai fidi Bad Seeds). L’organico del gruppo è composto da alcuni membri dei “Semi Cattivi” (Warren Ellis, Jim Sclavunos, Martin P. Casey), più lo stesso Cave. Ma a stupire, e qui dovrebbe risiedere la novità, è la proposta musicale di Nick Cave e soci: un rock “primitivo”, semplice, diretto, ricco di feedback, distorsioni che prende a piene mani dalla tradizione blues e garage, ma anche da molta psichedelica degli anni ’70. Un revival rock molto simile a quello operato dagli White Stripes (non a caso i Grinderman apriranno alcuni dei loro concerti). Niente a che vedere con i Bad Seeds dunque, così come le liriche dei Grinderman (sempre curate da Cave) non ripropongono quasi nulla del tipico canzoniere del “Bardo di Melbourne”. Nell’arco di tre anni, ossia dall’uscita del doppio album del 2004, Nick Cave si è re-inventato una carriera e ha sfoggiato un nuovo look, una nuova grafica, un nuovo personaggio: in questo caso diventa essenziale la pubblicità (e visto che il target sono soprattutto i giovani, la rete è il canale prediletto). È mutato anche l’approccio ai versi ed è mutata anche la materia trattata: Cave è passato, con molta disinvoltura, dalle invocazioni religiose di qualche anno prima (“Oh My Lord”, “Halleluja”) a brani molto più “maleducati”, licenziosi e scherzosi. Fu Cave stesso ad ammetterlo: “Avevo bisogno di sfogarmi”. E divertirsi. Un cinquantenne impenitente, allegro, riappacificato, che ama mettersi in gioco. Del narratore “maledetto” di un tempo non è rimasto neppure il fantasma.

 

Nick Cave è atteso al varco: nell’autunno del 2007 annuncia un nuovo disco da solista in uscita a marzo dell’anno successivo. Nel frattempo collabora con il cinema: esce la colonna sonora di “The Assassination Of Jesse James”, ideata assieme a Warren Ellis. “Grinderman” deluse le aspettative, nonostante proponesse alcuni dei migliori spunti dell’ultimo Cave (su tutti la title-track, “Electric Alice” e i due singoli di punta), in compenso “The Assassination” fece ben sperare i più dubbiosi. Ci ha pensato invece “Dig!!! Lazarus Dig!!!” a rimescolare le carte in tavola.

 

Quando venne in Italia a Febbraio, Nick Cave disse ai giornalisti che l’intento del suo nuovo lavoro era assai più ludico rispetto al passato, ma che le sue liriche erano molto più arrabbiate. E in qualche modo quasi tutti se lo aspettavano: dopo l’esperienza con i Grinderman non potevamo di certo attenderci il Cave elegiaco di “The Lyre Of Orpheus”. Eppure “Dig!!! Lazarus Dig!!!” è un album ambizioso e curato quanto lo era il monolitico doppio album precedente (tenendo ben presenti i difetti e i limiti di entrambe le produzioni). Warren Ellis, ormai vero e proprio leader dei Bad Seeds (anche se del dimissionario Bargeld non possiederà mai il genio insostituibile), furoreggia in cabina di regia e cesella suoni sofisticati e complessi introducendo il rumore come vero e proprio protagonista musicale dell’opera. Il grande Mick Harvey, da par suo, pare aver subito passivamente la rivoluzione in casa: e con il suo eclissarsi scompare anche un fondamentale contributo al tipico sound cupo dei vecchi Bad Seeds. Ma è prima di tutto lo stesso Nick Cave ad aver totalmente modificato l’impostazione del suo lavoro: al di là delle scelte sonore – che piacciano o non piacciano, poco importa – il vero stravolgimento c’è stato dal punto di vista dei testi. E in questo la lezione dei Grinderman ha nuociuto: Cave ha accantonato la sua inimitabile abilità narrativa, non racconta storie, le sue liriche si creano e si muovono per immagini, piccoli bozzetti “visivi”, surreali, libertini. È ermetico, oscuro, persino verboso, ma più che altro sembra non aver più nulla di concreto da dire. La caratteristica che ha reso Nick Cave il più grande cantautore della sua generazione è stata la capacità di suscitare nell’ascoltatore le più disparate ed estreme emozioni: sapeva illuminare, commuovere, inquietare. E i suoi versi allucinati e infervorati, antiretorici e originali, erano ricchi di pathos e qualità letterarie. Con il tempo la tecnica è andata sempre più affinandosi, ma oggi si è trasformata in pura maniera.

 

Ne è un chiaro esempio la magniloquente “More News From Nowhere”, romanza-fiume di chiara ispirazione dylaniana, pur sorretta da un’ottima base ritmica, che sfoggia un testo criptico e ricercato, capzioso tentativo di autoanalisi e di analisi globale con tanto di chiusura malinconica (non ti fa sentire così triste/ il sangue non ti scorre veloce fino ai piedi/ a pensare che tutto quello che fai oggi/ domani è già obsoleto/ la tecnologia e le donne/ e i bambini piccoli pure/ non ti fa sentire triste). Ed anche la title-track stessa, che rappresenta il tentativo post-moderno di gettare un personaggio “antico” (in questo caso biblico) nella nostra confusa modernità (anche se sono gli Usa degli anni ’70), appare più che altro come una giocosa velleità di ironizzare sul sesso, la morte, l’America e le follie contemporanee (mass media in testa). Non è un caso che i brani migliori siano quelli di chiara ascendenza caveiana: “Moonland”, a metà strada tra una ritmica soul e un andamento blues, canto cavernoso, handclapping in sottofondo; “Night Of The Lotus Eaters”, tipico brano d’atmosfera con una linea di basso marcata, campionario di effetti sonori, dal clima onirico e claustrofobico, con un crescendo di batteria e chitarre; “Hold On To Yourself”, ballata quasi western con melodici arpeggi di chitarra; “Jesus Of The Moon”, suono tipico del dopo “No More Shall We Part”, è il lato romantico e disteso di “Hold On To Yourself”, sicuramente godibile. Quello che di certo non è il power-pop di “Albert Goes West”, una versione fracassona di “Nature Boy” con un abuso dell’elemento coristico. Ugualmente si può affermare di “Lie There (And Be My Girl)”, tra distorsioni, effetti e rumori ricorda “When My Love Comes Down” dei Grinderman senza tuttavia possederne l’asciuttezza e l’essenzialità. Restano fuori dal coro “Today’s Lesson”, che merita una menzione più per il testo che per l’originalità musicale, “Midnight Man”, chiaro vuoto di ispirazione, e “We Call Upon The Author”, dilaniata da inserti rumoristici, sostenuta dal battito costante della batteria e dal recitato di Cave che declama con foga il suo sdegno (chiamiamo in causa l’autore perché spieghi/ una discriminazione dilagante/ povertà di massa/ il debito del terzo mondo/ malattie infettive/ diseguaglianza globale e profonde divisioni socio-economiche).

 

“Dig!!! Lazarus Dig!!!” appare come un chiaro disco di transizione. A loro tempo lo furono anche “Kicking Against The Pricks” e “The Boatman’s Call”: il primo virò gli eccessi blues dei primi dischi verso una forma di cantautorato noir che ebbe il suo culmine nei capolavori “Tender Prey” e “The Good Son”; il secondo rappresentò la svolta musicale ed artistica di Cave che smise i panni dell’affabulatore cattivo di “Murder Ballads” per trasformarsi nel dimesso predicatore di “No More Shall We Part”. E “Dig!!! Lazarus Dig!!!”, dove traghetterà Nick Cave e il suo universo poetico? Speriamo non nell’oltretomba, o sarà davvero difficile resuscitare questa volta.

Ale889

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A proposito di dig…

3 marzo 2008 Nessun commento

Lo ascolto, lo ascolto e lo continuo ad ascoltare. non posso dire che non mi piace, ma non mi convince. Nemmeno abattoir inizialmente mi convinceva, ma dopo la tournée e l’ottimo dvd che ne ha fatto ho dovuto cambiare idea.

Mi manca Blixa Bargeld… e mi sembra che in questo disco manchi la genialità di Mick Harvey… no so… vedremo, per ora continuo ad ascoltare.

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Concerto – ATP and me

12 giugno 2007 Nessun commento

Comincio con una breve presentazione visto che per la prima volta invio un commento per un concerto di Nick e mi sono decisa ora essendo stata all’ATP festival ad aprile. La storia con Nick è cominciata nel 2001 dopo il concerto al Palalido di Milano, seguito subito da Arezzo Wave a luglio ed 1 o 2 giorni dopo da Torino al Parco della Pellerina e dall’acquisto in una sola volta di quasi tutta la discografia di Nick. Questo vi farà capire quale è stato poi l’andamento successivo……. Il culmine, anche perché non facilmente ripetibile, forse è stato Melbourne durante il tour di Nocturama (il caso ha voluto che avessi già semi-programmato un vacanza in Australia). In effetti fra quelli che ho visto, il concerto al Sydney Myer Music Bowl di Merlbourne con tanto di mamma al seguito e Nick incontenibile, mad, insieme a quelli di Londra all’Hammersmith Apollo del 2003 con l’esecuzione di Wild world (che aspettiamo sempre) credo che siano fra i migliori “All Band”. Comunque dal 2001 penso di non esser mancata pressoché a nessuno dei tour sia allargati che ristretti alle solo performance. In effetti ho anche individuato delle facce ricorrenti nei vari concerti, sia in Italia che fuori. Tornando all’ATP festival, Nick Cave/Grinderman erano previsti il giorno di apertura e di chiusura del Festival come headliners e diversamente da quello che pensavo, entrambe le sere ci sono stati 2 concerti, metà solo performance e metà Grinderman. La location è Minhead nel Somersert a circa 3 ore da Londra fra treno e bus. Minhead è una cittadina sulla costa dell’atlantico ed il Festival viene organizzato in una cittadella turistica con atlantico di fronte e che contiene tutto: palchi per il festival, pubs, negozi, ristoranti e vari tipi di accomodation in legno. Il Palco centrale era sotto delle cupole tipo “teatro tenda” e purtroppo confinante con attrazioni varie, fra le quali pedana per il jumping e vari posti di ristoro……. Gli altri 2 palchi, mi pare, entrambi al piano superiore in situazione, volendo, più raccolta, meno dispersiva. Nella scaletta delle 2 solo performance non ci sono state grosse novità, anche se Nick ha variato la scaletta del “N. Cave solo”nelle due serate (dicendo che per lui era insolito fare lo stesso concerto per le stesse persone…………) e con mio grande piacere sono ricomparse Sad waters e Lime tree harbour. Nonostante le pressanti richieste non ha fatto Staggar Lee e c’è stato un nuovo arrangiamento di Mercy Seat. Nick tranquillo ed in forma e l’attesa naturalmente era soprattutto per la performance dei Grinderman. Direi che entrambi i concerti dei Grinderman mi sono e sono piaciuti. La novità era Bobbie Gillespie alle percussions e backing vocals. Nel primo concerto c’era ancora qualcosa di non perfettamente rodato ed in effetti la prima sera c’è stata una falsa partenza di “Get it on”. Nel secondo concerto nessuna incertezza, sono andati spediti come treni, il ritmo pervadeva tutta la sala come una specie di onda che collegava tutti i pezzi; Nick in gran forma, molto sciolto, anche perché si è preoccupato meno della sua chitarra ed era lui che dava il ritmo, guidava il concerto. Hanno fatto naturalmente tutti i pezzi e “man in the moon” ha già subito una trasformazione live. Tutte 2 le sere nel mezzo del concerto ha fatto la stessa gag (almeno credo), cioè di farsi accordare la chitarra da Warren, sottolineando con l’aggettivo “miserable” la sua performance alla chitarra. Note negative gli inglesi che chiacchierano, vanno a prendere birre, l’inizio del secondo concerto ancora con la luce del giorno e soprattutto la pedana del jumping in funzione (al secondo concerto mi ero tenuta più lontana per vedere tutto il palco e purtroppo di lato, a non grande distanza, c’era il malefico Jumping). Posso dire che mi dispiace non essere a Londra il 20 (ancora Nick non ha imparato a scegliere i giorni giusti). Per inciso, contrariamente alla notizia che ho visto sul forum, i Suicide non hanno aperto nessuno dei 2 concerti di Nick, il loro concerto era in un altro palco, in orario diverso. Allego qualche foto, se ci riesco! C’è stato poi il finale a sorpresa, cioè l’incontro inaspettato con Nick. Sebbene io abbia superato sicuramente quota 25 concerti, solo raramente ho aspettato un po’ e senza convinzione alla fine del concerto e pensavo via via che qualche volta inaspettamente lo avrei incontrato. Alla partenza, la mattina dopo la fine del Festival, mentre ero seduta con Mick (l’autrice delle foto) su una panchetta dell’ingresso della stazione, la mia attenzione è stata attirata da una signora con tailleur pantalone grigio, bambino in braccio e infradito bianche da spiaggia e mentre commentavo “guarda questa con le ciabatte… “ sento la mia amica concitata “ Cri c’è Nick!! Ed era vero! la signora era la moglie, Nick stava arrivando con un baule con le ruotine e con loro, oltre a figli, solo 2 altre donne. Nick ha fatto semplicemente le cose che tutti fanno, cioè ha fatto i biglietti e andato al bar della stazione con la famiglia e si messo poi in attesa del treno. Tutti lo hanno lasciato tranquillo. Io incredibilmente (penso perchè spronata vivamente dalla mia amica che vedeva Nick per la seconda volta e visto che ero ad 1 metro di distanza) una volta che ha fatto i biglietti l’ho chiamato e mi sono congratulata con lui, che dopo un attimo di perplessità, mi ha ringraziato e stretto la mano. Ripensandoci mi dispiace averlo disturbato e di essermi intromessa in una vicenda quotidiana. All’ATP c’erano tutti da Mick Harvey con Jonston alle tastiere e Wilder alla batteria, a E. Neubauten e C. Savage, praticamente tutti i bad seeds erano lì, ma separati!

christinatheA

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