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Grinderman in Italia: un breve resoconto dei concerti di Trezzo e Roma

Andare a Trezzo da Milano alle sei e mezza di sera implica una certa dote di pazienza, mettendo in conto di impiegare  cinquanta minuti per arrivare a Palmanova e altri dieci per fare in realtà tutto il tragitto. Col senno di poi sarà il contrattempo peggiore capitato in questo minitour Grinderman: a Trezzo il 6, a Roma il giorno dopo.

Comincia alle nove e mezza, senza supporto. Il Live non è malaccio come posto, e si attacca senza sorprese con Mickey Mouse. I fotografi sotto il palco durano un pezzo, e questo si sa, la security un po’ di più. Facendo gli sceriffi anti macchine fotografiche sono un po’ di impiccio lì sotto e vengono liquidati fuckoffianamente del tizio australiano sul palco nel giro di qualche minuto. Nick non si risparmia, tiene fede alla voglia di divertimento ed energia che è la dichiarazione di poetica implicita del progetto. E a volte forse esagera un po’, perché distrugge l’organo, e si fa pure male, come scopriremo il giorno dopo a Roma. Grinderman 2 non è un disco epocale e ancor meno lo è il singolo, ma dal vivo il pezzo diventa più sinistro, con una visceralità che sul disco manca: Heathen Child è una piacevole sorpresa per me, così come l’esplicita richiesta di denaro rivoltami personalmente da un Nick di cui si comincia a dubitare della solidità finanziaria. Dubbio rafforzato quando ci comunica che pensava di suonare a Milano e che le stanze in cui alloggiano sono piccole.

E intanto passano i pezzi e Palaces Of Montezuma qualcuno mi ricorda che in fondo è una sorta di “parentesi Bad Seeds”. Evil ha come protagonista più Ellis di Nick, mentre When My Baby Comes, quando diventa elettrica, trova pieno compimento, e quella sorta di tribalità che trapela anche su disco diventa reale: secondo me uno dei pezzi migliori del concerto, insieme ad un’intensa e teatrale Kitchenette. What I Know è fuori luogo e viene buttata un po’ lì, senza essere presa sul serio nemmeno da chi la stava suonando, Honey Bee (Let’s Fly To Mars) soddisfa la voglia di chi voleva fare un po’ di casino e davanti arriva qualche spinta: personalmente è un pezzo che dal vivo comunque non mi dispiace. Manca dai bis Man in the Moon causa distruzione della strumentazione necessaria alla sua messa in opera e si chiude con Grinderman, che diventa una sorta di rossa ritualità, rumorosa, bassa, disturbata. E sì, bisogna mettere anche questa fra le cose migliori di questo tour.

Finito. Faccio due chiacchiere con un po’ di gente che conosco e questo può sembrare irrilevante, ma amo i concerti di Nick anche perché incontro sempre un sacco di persone che altrimenti non vedo quasi mai. E quasi tutti se ne vanno, rimangono i soliti, una ventina, dietro al parcheggio ad aspettare.

La preoccupazione sulle finanze di Nick viene rafforzata da chi ci dice che non uscirà perché “ha un bus tour della madonna e dorme lì”. Ma evidentemente qualche spicciolo ancora ce l’ha per una camera d’albergo, visto che dopo tre quarti d’ora circa esce e si ferma per autografi e foto. Baci per chi li desidera, mentre non sembra rimanerci troppo male verso chi gli specifica che baci non ne vuole. E, dopo qualche minuto, è in partenza per la piccola stanza d’albergo.

Torno a casa, aggiorno il sito, e me ne vado a nanna con comodo, tanto il treno per Roma è solo nel pomeriggio. Quando poi ci salgo, su quel treno, inganno l’attesa del viaggio con una lettura che mi sembra sufficientemente grindermaniana: “Un problema di lupi mannari nella Russia centrale” di Viktor Pelevin. Arrivato a Roma alle 18 vado un salto in quella che è la mia piccola stanza d’albergo – e, in tutta onestà, avrei voluto vedere chi dei due fosse messo peggio –, per poi andare verso l’Eur all’Atlantico.

Sull’Atlantico e la sua attitudine ad ospitare eventi musicali forse è meglio non dire niente. O forse sì, una cosa si può dire: non dovrebbe farlo perché è uno di quegli scatoloni di cemento che al massimo possono andar bene come palestra (e dico palestra perché io non le frequento).

Per quanto riguarda il concerto poi non mi ripeterò con quanto già detto. Nick un po’ provato dalla serata precedente si è controllato un po’ di più, ma questo è stato compensato da un pubblico meno algido rispetto a quello di Trezzo: che problema far battere le mani a tempo su No Pussy Blues, cosa che a Roma è venuta naturale. Ma niente pogo e spintoni (solo uno, va’). Per quanto mi riguarda, tolta una cosa e messa un’altra, i due concerti si sono equivalsi.

Il fatto che Nick fosse relativamente più tranquillo ha evitato distruzioni varie e questo ha consentito la comparsa in scaletta di Man in the Moon. È mancata da entrambe le date Electric Alice, mentre hanno trovato conferma secondo me le qualità e le debolezze dei pezzi della sera prima: male ancora What I Know, rovinata in quest’occasione anche dalla scomparsa della chitarra per gran parte del pezzo, mentre ottime Kitchenette, When My Baby Comes e il viscerale e devastante finale di Grinderman.

Dopo concerto? L’Atlantico non è brutto solo dentro, è fatto male anche fuori. La gente prima è portata a fermarsi in massa, per poi essere cacciata fuori, ma a quel punto è improbabile che Nick si fermi a qualche centinaia di metri dal locale, a meno che si voglia prendere un panino con la porchetta. Se quindi c’è stato un dopo concerto, beh, io non c’ero. Vi ho già detto che mi piacciono i concerti di Nick perché incontro persone che non vedo spesso: ecco, mentre Nick si sarà fermato a farsi il panino con la porchetta e a fare autografi, io passavo il mio tempo a coltivare quelle amicizie.

  • Ale889

    Grande Ivan! Finalmente una recensione degna di questo nome in più condita da qualche chicca “privata” che non guasta mai.

    P.S: a proposito della sua situazione finanziaria… diamine, stento a credere che sia nelle canne: è uno dei musicisti più famosi e pubblicizzati nel Regno Unito, è sotto contratto con la Mute che è di proprietà di una Major come la Emi, può vantare ben due band e la media di un disco all’anno. Ma che cazzo vuole di più??

  • Matteo80

    Ecco perchè a un certo punto del concerto ha intimato ripetutamente al pubblico “Gimme money!… Gimme some fuckin’ money!” Doveva pagarsi il pernottamento!