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“Greatest fucking record ever recorded!”

6 luglio 2009 Ale889 1 commento

Con queste parole Nick, in una intervista, ha apostrofato il nuovo disco del progetto Grinderman la cui uscita è prevista per i primissimi mesi del 2010. Conoscendo i suoi tempi di post-produzione, temo che sia arduo sperare in una uscita anticipata.

Ma tutta questa eccitazione sarà giustificata?

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Nuovo singolo: “Midnight Man”

30 luglio 2008 Ale889 Nessun commento

Uscirà lunedì 28 luglio “Midnight Man”, terzo singolo estratto da “Dig!!! Lazarus Dig!!!”: l’originale artwork è curato dallo stesso Cave. Del brano è stato diffuso un videoclip live in studio.

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Collector’s Edition

12 luglio 2008 Ale889 3 commenti

Nick Cave e Mute hanno annunciato l’uscita dei primi quattro album del cantautore in una versione rimasterizzata e remixata in 5.1: inoltre, ogni cofanetto conterrà un inedito filmino che Iain Forsyth e Jane Pollard gireranno a breve tra Londra, New York, Melbourne e Berlino, a stretto contatto con i fans del musicista; in più, nella Collector’s edition, saranno presenti anche i b-sides dei singoli ed alcune esclusive note. Gli album verranno rilasciati alla fine dell’anno. A quanto pare, nel 2009, un trattamento analogo dovrebbe essere riservato anche a tutti gli altri dischi.

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Concerto – 30 maggio 2008 – Sesto Fiorentino, Villa Solaria

31 maggio 2008 Ale889 3 commenti

Quando varco i cancelli di Villa Solaria il sole non è ancora tramontato, il mio orologio segna ancora le otto e l’adrenalina incomincia già a pomparmi nelle vene. Villa Solaria è un immenso parco: ci sono gli stand che vendono bibite e cibo e magliette, e poi in un’altra zona, non meno vasta, c’è il palco. Passerà un quarto d’ora ed ecco salire un chitarrista ed un batterista: purtroppo non so chi siano, intrattengono il pubblico fino alle nove, suonano e cantano magnificamente osservati a vista da Martin P. Casey e Conway Savage che, birra alla mano, è venuto a mettersi a mezzo metro da me, proprio di fronte al palco. Intanto il cielo si è di nuovo coperto, guardo le mie scarpe e le vedo sporche di fango: penso che sia l’atmosfera giusta per un concerto di Nick Cave.

Nove e cinque, nove e dieci, i tecnici armeggiano con gli strumenti, con le luci, nove e un quarto, il parco si affolla, mi accalco sotto il palco. Nove e venti: cala il buio, entrano i Bad Seeds, urla, applausi, parte il riff bruciante di “Night Of The Lotus Eaters”, Casey, al centro della scena, alza un braccio, poi distende la mano ed ecco entrare Nick, agile e scattante come sempre, afferra il microfono ed inizia a cantare. Siamo tutti in delirio e sono talmente vicino agli altoparlanti che le onde sonore arrivano persino a farmi tremare.

La versione del brano è spiazzante: molta meno psichedelia e suono più aggressivo, avvolgente. Conclusa l’esibizione, Nick ringrazia, sorride, parte “Tupelo” e nuvoloni neri, come quelli che stanno sopra la nostra testa, si proiettano sul telo alle loro spalle. Neanche il tempo di respirare ed esplode “Dig!!! Lazarus Dig!!!”: le luci impazzano, gli spettatori anche. Ancora il tempo di sentire “Red Right Hand”, per poi accorgermi di aver totalmente perso la cognizione del tempo, dello spazio: i brani si susseguono velocemente, Nick parla, scherza («You are amazing… I am fucking amazing!», rivolto ad uno del pubblico), la musica mi trapassa, mi stordisce. Suonano e cantano “Today’s Lesson”, “I Let Love In”, “Midnight Man”, “The Mercy Seat”. Arriva “Deanna” e la gente attorno a me inizia a saltare, urlare; stesso discorso per “Papa Won’t Leave You, Henry”. Non ricordo in che ordine, ma poi è il turno di “The Ship Song”, “We Call Upon The Author”, “Moonland”, “More News From Nowhere”.

Intanto una fitta pioggia inizia a tormentarci, Nick si fa dare un ombrellino durante l’esecuzione di “Moonland”, ride e poi lo getta e viene a prendersi l’acqua e un scroscio di applausi. Durante “More News…” l’intensità dell’acqua aumenta e a brano concluso Nick ringrazia ed augura la buona notte. I Bad Seeds escono, noi spettatori ci guardiamo increduli, passa un minuto, due, fischi, urla, la pioggia diminuisce ed ecco che risalgono sul palco. Nick veste ora una t-shirt nera ed urla: «Are you ready?». Deflagra “Get Ready For Love” e, dopo, la sua degna compare: “Hard On For Love”. Poi Nick imbastisce il classico siparietto di “The Lyre Of Orpheus” con il pubblico. Quando si siede alle tastiere capisco subito che eseguirà “Into My Arms”: e così è stato. Chiede se ne vogliamo sentire un’altra, ed è la volta di “Jesus Of The Moon”. Conclude con la infernale “Stagger Lee”.

Ogni parola è superflua: il concerto è un’emozione puramente sensoriale e tentare di spiegarla razionalmente è un vano sforzo. Posso dire solo questo: non ho cambiato idea riguardo le canzoni del nuovo album, c’è poco da fare non mi piacciono molto, sono fin troppo snelle ed orecchiabili. Per quanto riguarda i capolavori del passato, riescono sempre ad ammaliarmi ed inquietarmi (stupenda, grandiosa “Hard On For Love”, assolutamente migliore della versione in studio dell’87 e malefiche, come sempre, “Stagger Lee”, “Tupelo” e “Red Right Hand”). “The Mercy Seat”, invece, mi pare abbia perso molto della sua tragicità e del suo pathos, troppo breve l’esecuzione. Per il resto tutto perfetto, eccelso: a partire dagli altri brani (“I Let Love In” è, per me, un immenso regalo), passando per l’organizzazione scenica (belli i giochi di luce) e per la sempre stupefacente realizzazione musicale. Warren Ellis conferma la diceria secondo cui il violino sia lo strumento del diavolo, Sclavunos si conferma, invece, come uno dei migliori batteristi al mondo e poi che dire di Harvey, Savage, Casey e Wydler (un po’ in ombra…)? E che dire di Nick? Occorre viverle queste emozioni, soltanto viverle. E devo ammettere che ieri sera eravamo davvero in tanti a viverle, a goderle. Poi soltanto l’autostrada deserta ed una smisurata malinconia: è dura risorgere!

Ale889

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Video: “More News From Nowhere”

23 maggio 2008 Ale889 12 commenti

Nick Cave pare inarrestabile: dopo l’uscita del nuovo singolo e la diffusione del video di “Night Of The Lotus Eaters (Extended Version)”, ecco fare la sua apparizione anche il videoclip di “More News From Nowhere”. E intanto il nostro arzillo cinquantenne si prepara per il grande sbarco in Italia (ufficializzate le quattro date anche sul myspace del cantautore).

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Nuovo singolo e nuovo video

14 maggio 2008 Ale889 Nessun commento

Il 12 maggio 2008 è uscito, presso l’etichetta Mute, un nuovo singolo estratto da “Dig!!! Lazarus Dig!!!”: il singolo in questione è “More News From Nowhere”.

Parallelamente Nick Cave ha diffuso il video di “Night Of The Lotus Eaters (Extended Version)” reperibile sia su Myspace, sia su You Tube.

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Dig!!! Lazarus Dig!!! – The Book

5 maggio 2008 Ale889 Nessun commento

Il 2 maggio 2008 Nick Cave ha annunciato su Myspace che uscirà il 23 giugno “Dig!!! Lazarus Dig!!! – Il libro”, un libricino di 46 pagine che conterrà, tra l’altro, i testi dell’album vergati rigorosamente a mano da Nick stesso, note, foto e un’intervista del cantautore con Tim Noble e Sue Webster, ossia i curatori ed ideatori della copertina dell’album. Si parlerà soprattutto della genesi dell’opera e in particolare del primo singolo estratto. Il prodotto sarà disponibile nel Regno Unito presso HMV, Zavvi, Amazon e Waterstones. Comunque per maggiori informazioni e approfondimenti rimando alla lettura della pagina web.

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Recensione: Dig!!! Lazarus Dig!!!

28 aprile 2008 Ale889 5 commenti

Prima di addentrarci nella materia di “Dig!!! Lazarus Dig!!!”, occorre introdurre il momento artistico e “storico” nel quale l’album è stato concepito dal suo autore.

 

Siamo nella rovente estate del 2007. L’apatico clima musicale viene scosso dall’uscita di uno degli album più attesi della stagione: “Grinderman”, pubblicato dall’omonima band per l’etichetta Mute. Del progetto Grinderman si parlava già da un anno e l’attesa era ormai diventata spasmodica (in parte saziata da alcuni brani proposti in anteprima). Il perché? Semplice: Grinderman è la nuova incarnazione di Nick Cave, che torna ad essere leader di una band dopo quasi ventiquattro anni di carriera solista (accompagnato dai fidi Bad Seeds). L’organico del gruppo è composto da alcuni membri dei “Semi Cattivi” (Warren Ellis, Jim Sclavunos, Martin P. Casey), più lo stesso Cave. Ma a stupire, e qui dovrebbe risiedere la novità, è la proposta musicale di Nick Cave e soci: un rock “primitivo”, semplice, diretto, ricco di feedback, distorsioni che prende a piene mani dalla tradizione blues e garage, ma anche da molta psichedelica degli anni ’70. Un revival rock molto simile a quello operato dagli White Stripes (non a caso i Grinderman apriranno alcuni dei loro concerti). Niente a che vedere con i Bad Seeds dunque, così come le liriche dei Grinderman (sempre curate da Cave) non ripropongono quasi nulla del tipico canzoniere del “Bardo di Melbourne”. Nell’arco di tre anni, ossia dall’uscita del doppio album del 2004, Nick Cave si è re-inventato una carriera e ha sfoggiato un nuovo look, una nuova grafica, un nuovo personaggio: in questo caso diventa essenziale la pubblicità (e visto che il target sono soprattutto i giovani, la rete è il canale prediletto). È mutato anche l’approccio ai versi ed è mutata anche la materia trattata: Cave è passato, con molta disinvoltura, dalle invocazioni religiose di qualche anno prima (“Oh My Lord”, “Halleluja”) a brani molto più “maleducati”, licenziosi e scherzosi. Fu Cave stesso ad ammetterlo: “Avevo bisogno di sfogarmi”. E divertirsi. Un cinquantenne impenitente, allegro, riappacificato, che ama mettersi in gioco. Del narratore “maledetto” di un tempo non è rimasto neppure il fantasma.

 

Nick Cave è atteso al varco: nell’autunno del 2007 annuncia un nuovo disco da solista in uscita a marzo dell’anno successivo. Nel frattempo collabora con il cinema: esce la colonna sonora di “The Assassination Of Jesse James”, ideata assieme a Warren Ellis. “Grinderman” deluse le aspettative, nonostante proponesse alcuni dei migliori spunti dell’ultimo Cave (su tutti la title-track, “Electric Alice” e i due singoli di punta), in compenso “The Assassination” fece ben sperare i più dubbiosi. Ci ha pensato invece “Dig!!! Lazarus Dig!!!” a rimescolare le carte in tavola.

 

Quando venne in Italia a Febbraio, Nick Cave disse ai giornalisti che l’intento del suo nuovo lavoro era assai più ludico rispetto al passato, ma che le sue liriche erano molto più arrabbiate. E in qualche modo quasi tutti se lo aspettavano: dopo l’esperienza con i Grinderman non potevamo di certo attenderci il Cave elegiaco di “The Lyre Of Orpheus”. Eppure “Dig!!! Lazarus Dig!!!” è un album ambizioso e curato quanto lo era il monolitico doppio album precedente (tenendo ben presenti i difetti e i limiti di entrambe le produzioni). Warren Ellis, ormai vero e proprio leader dei Bad Seeds (anche se del dimissionario Bargeld non possiederà mai il genio insostituibile), furoreggia in cabina di regia e cesella suoni sofisticati e complessi introducendo il rumore come vero e proprio protagonista musicale dell’opera. Il grande Mick Harvey, da par suo, pare aver subito passivamente la rivoluzione in casa: e con il suo eclissarsi scompare anche un fondamentale contributo al tipico sound cupo dei vecchi Bad Seeds. Ma è prima di tutto lo stesso Nick Cave ad aver totalmente modificato l’impostazione del suo lavoro: al di là delle scelte sonore – che piacciano o non piacciano, poco importa – il vero stravolgimento c’è stato dal punto di vista dei testi. E in questo la lezione dei Grinderman ha nuociuto: Cave ha accantonato la sua inimitabile abilità narrativa, non racconta storie, le sue liriche si creano e si muovono per immagini, piccoli bozzetti “visivi”, surreali, libertini. È ermetico, oscuro, persino verboso, ma più che altro sembra non aver più nulla di concreto da dire. La caratteristica che ha reso Nick Cave il più grande cantautore della sua generazione è stata la capacità di suscitare nell’ascoltatore le più disparate ed estreme emozioni: sapeva illuminare, commuovere, inquietare. E i suoi versi allucinati e infervorati, antiretorici e originali, erano ricchi di pathos e qualità letterarie. Con il tempo la tecnica è andata sempre più affinandosi, ma oggi si è trasformata in pura maniera.

 

Ne è un chiaro esempio la magniloquente “More News From Nowhere”, romanza-fiume di chiara ispirazione dylaniana, pur sorretta da un’ottima base ritmica, che sfoggia un testo criptico e ricercato, capzioso tentativo di autoanalisi e di analisi globale con tanto di chiusura malinconica (non ti fa sentire così triste/ il sangue non ti scorre veloce fino ai piedi/ a pensare che tutto quello che fai oggi/ domani è già obsoleto/ la tecnologia e le donne/ e i bambini piccoli pure/ non ti fa sentire triste). Ed anche la title-track stessa, che rappresenta il tentativo post-moderno di gettare un personaggio “antico” (in questo caso biblico) nella nostra confusa modernità (anche se sono gli Usa degli anni ’70), appare più che altro come una giocosa velleità di ironizzare sul sesso, la morte, l’America e le follie contemporanee (mass media in testa). Non è un caso che i brani migliori siano quelli di chiara ascendenza caveiana: “Moonland”, a metà strada tra una ritmica soul e un andamento blues, canto cavernoso, handclapping in sottofondo; “Night Of The Lotus Eaters”, tipico brano d’atmosfera con una linea di basso marcata, campionario di effetti sonori, dal clima onirico e claustrofobico, con un crescendo di batteria e chitarre; “Hold On To Yourself”, ballata quasi western con melodici arpeggi di chitarra; “Jesus Of The Moon”, suono tipico del dopo “No More Shall We Part”, è il lato romantico e disteso di “Hold On To Yourself”, sicuramente godibile. Quello che di certo non è il power-pop di “Albert Goes West”, una versione fracassona di “Nature Boy” con un abuso dell’elemento coristico. Ugualmente si può affermare di “Lie There (And Be My Girl)”, tra distorsioni, effetti e rumori ricorda “When My Love Comes Down” dei Grinderman senza tuttavia possederne l’asciuttezza e l’essenzialità. Restano fuori dal coro “Today’s Lesson”, che merita una menzione più per il testo che per l’originalità musicale, “Midnight Man”, chiaro vuoto di ispirazione, e “We Call Upon The Author”, dilaniata da inserti rumoristici, sostenuta dal battito costante della batteria e dal recitato di Cave che declama con foga il suo sdegno (chiamiamo in causa l’autore perché spieghi/ una discriminazione dilagante/ povertà di massa/ il debito del terzo mondo/ malattie infettive/ diseguaglianza globale e profonde divisioni socio-economiche).

 

“Dig!!! Lazarus Dig!!!” appare come un chiaro disco di transizione. A loro tempo lo furono anche “Kicking Against The Pricks” e “The Boatman’s Call”: il primo virò gli eccessi blues dei primi dischi verso una forma di cantautorato noir che ebbe il suo culmine nei capolavori “Tender Prey” e “The Good Son”; il secondo rappresentò la svolta musicale ed artistica di Cave che smise i panni dell’affabulatore cattivo di “Murder Ballads” per trasformarsi nel dimesso predicatore di “No More Shall We Part”. E “Dig!!! Lazarus Dig!!!”, dove traghetterà Nick Cave e il suo universo poetico? Speriamo non nell’oltretomba, o sarà davvero difficile resuscitare questa volta.

Ale889

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