L’emozione negli attimi che hanno preceduto il concerto già si faceva sentire.
Non avevo mai visto Nick Cave dal vivo prima ed ero non solo curiosa ma letteralmente elettrizata da questo avvenimento.
Il concerto sarebbe dovuto cominciare alle 21, invece Nick e i 3 Bad Seeds hanno fatto il loro ingresso sul palco che erano già ormai le 21.40…
La canzone di apertura è stata: Wonderful life.
Cominciata con la voce di Nick da sola che piano si accompagna al pianoforte per poi andare in un crescendo in cui man mano si aggiungono il basso, il violino e infine la batteria in un acme da brivido.. avevo la pelle d’oca e dall’emozione gli occhi mi stavano diventando lucidi!
La voce di Nick perfetta, piena e potente, intonata e musicale e con quel suo modo di rappresentare con un fiato, una parola o semplicemente con una pausa il significato del testo e l’emozione che da esso scaturisce.
Nick ha dimostrato non solo di essere un bravo cantante, ma di essere un interprete magistrale dotato di una sensibilità fuori dal comune e di quella genialità che solo una grande mente unita ad un’anima appassionata sanno tirare fuori.
E’ capace di passare in pochi secondi dalla compostezza che ci si aspetterebbe da quell’uomo, quasi cinquantenne e sempre ben vestito, ad attimi di pura “follia” nel trasporto del ritmo, delle note e dei sensi….
Vederlo e sentirlo suonare e cantare è come essere di fronte al mare d’inverno, in una di quelle giornate calme e un po’ grigie che da un momento all’altro possono darti il dono di un raggio di sole tra le nuvole e poi sorprenderti subito dopo con il mare in burrasca e le nuvole nere che, senza che te ne sia accorto, ti sono arrivate sopra la testa.
Il concerto si è alternato con momenti di pura estasi melodica con canzoni dolci e malinconiche nel perfetto stile noir di Nick a momenti in cui la musica travolgeva con la sua impetuosità…
Nick Cave sa tenere il palco come poche volte ho visto fare…
Nick che sussurra, Nick che urla, Nick che parla, Nick che ammicca, Nick che scherza…
Sempre così pienamente immerso in quel suo mondo buio e luminoso insieme…
Diversi aspetti di Nick Cave mi sono sempre piaciuti e sono proprio questi opposti che convivono in un unico essere.
E’ così che è capace di passare da una struggente canzone d’amore come Still in love al racconto della caricatura di un moderno cowboy della provincia americana che ammazza chiunque lo contraddisca (Stagger Lee), in quel misto di ironia e tragedia che spesso permeano la sua produzione.
Le sue mani sulla tastiera riflettono in tutto lo stato d’animo e l’energia che passa dalla musica a lui e da lui alla musica prima accarezzando i tasti e poi picchiandoli con foga facendo diventare il pianoforte uno strumento melodico, rock, punk, blues e tirandone fuori le innumerevoli anime nascoste dentro.
Quanto mai perfetto l’accompagnamento dei suoi musicisti con un Jim Sclavunos (batteria) in perfetta sintonia (tanto da riuscire a spezzare una bacchetta a metà tanto è l’intensità della sua partecipazione)
Un Martin P. Casey (basso) perfetto, impeccabile nel dare la giusta atmosfera.
Ma la vera stella dei Bad Seeds ora, soprattutto ora che il ventennale Bad Seed Blixa Bargeld ha ormai lasciato definitivamente il gruppo e prima perfetto alter ego di Nick fuori e dentro il palco, è il violinista Warren Ellis…
Una personcina tanto piccola con dentro la forza di cento uomini…
Basso e magrolino, Warren Ellis riesce a dare al violino un senso nuovo, mai visto prima.
Con lui il violino diventa chitarra, diventa sorgente di suoni ora pizzicati, ora riverberati, ora rock, ora classici.
Ellis si presenta quasi timido, la classica quiete prima della tempesta….
Accucciato con le spalle al pubblico, quasi meditabondo per poi rivelarsi un vero uragano quando è il suo turno…
Ed è così che, quando l’archetto tocca le corde del violino, si ha la sensazione che un’onda di enorme portata si sia improvvisamente abbattuta sul palco…
Se è vero che pazzia e genialità a volte si confondono o compenetrano allora quest’uomo o è un genio o è un pazzo, e anche quando ormai l’archetto è quasi a brandelli e il violino ormai è stato suonato con le dita e col plettro ancora lui è in grado di tirarne fuori una potenza che non si pensava potesse mai avere uno strumento solitamente relegato negli accompagnamenti melodici o nella musica sinfonica.
Con Warren Ellis anche il lavoro di un chitarrista è in serio pericolo e sono certa di poter affermare che Nick ha trovato un degno copilota, qualcuno che è in grado di rimpiazzare e ho idea, in futuro, anche superare nei cuori dei fans quello che fino ad ora è stato il posto di Blixa Bargeld.
L’esperienza di questa sera è stata qualcosa di eccezionale e che, sinceramente, non mi aspettavo fosse travolgente a tal punto considerando soprattutto il fatto che la formazione non era al completo.
Questo, però, ha influito solo sulla scelta del repertorio di brani privilegiando quelle canzoni forse più intime del repertorio di Nick Cave, senza però far mancare momenti di grande rock come nel gran finale a sorpresa con Jack the ripper.
Inoltre avevo visto Nick molte volte in performance live in video che facevano denotare un velo un po’ sgraziato nella sua voce che lui stesso definisce “brutta e stonata”.
Invece stasera Nick ha dimostrato che ha davvero una gran voce, che vibra dentro le corde del cuore, del cervello e dell’anima, molto più che intonata… perfetta.
Nick ha anche dimostrato che è in grado di fare sue chiavi di registro notoriamente a lui non abituali per una voce così bassa, con un’estensione vocale davvero eccellente.
Non solo.. è stato anche capace di farmi vedere la bellezza in un brano che consideravo il suo secondo peggior pezzo della sua storia musicale: Rock of Gibraltar.
Riguardo questo pezzo c’è un aneddoto: definito dagli stessi critici musicali la peggior canzone da lui mai scritta, nel 2003 ad un concerto, Nick, dopo averla cantanta, volgendo gli occhi al cielo, come a voler parlare con Dio in persona, disse “non è stato poi così male, eh?” e io dico: no.. non è stato per niente male.
Nota dolente della serata:
C’è stata una breve pausa a cui è seguita un’encore.. durante questa pausa la gente si è alzata e si è accumulata davanti al palco (in piedi!!! )
Al rientro di Nick molti facevano richieste… tra questa gente due ragazze si sono messe a cantare Oh my Lord (il suggerimento era ottimo) e non smettevano tanto che Nick, prendendole in giro, ha porto loro un microfono…
Ha poi cominciato a suonare una delle canzoni più belle del suo repertorio: Into my arms e queste si sono messe a cantare!
In poche parole siamo stati privati di Into my arms, che invece i fortunati della sera precedente hanno potuto godersi!!
Comunque tutto ciò (il concerto e non le due bastarde ) mi conferma che non conosci davvero un artista fino a che non lo hai visto in un concerto, dal vivo e non in video.
Se già prima consideravo Nick la metà musicale di me contrapposta a Tori Amos, ora la cosa si è fatta ancora più radicata
Entrambi condividono il mio cuore e la mia anima in egual misura, così diversi e così affini per molti versi…
Nick Cave è un vero genio musicale, letterario, espressivo con, spero, tanto ancora da darci.. e il bello è che non fa economia di sè
“All down my veins my heart strings call.. are you the one that I’ve been waiting for?”
L’ho aspettato con ansia.. è arrivato ed è andato.. e le mie corde ancora vibrano… indimenticabile
The Wild Rose – simy@toriamos.it
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Setlists
21 Febbraio 2004
1 – Wonderful life
2 – Sad waters
3 – Hallelujah
4 – The singer
5 – Henry Lee
6 – Dolphins
7 – Darker with the day
8 – West Country girl
9 – The mercy seat
10 – God is in the house
11 – Into my arms
12 – The ship song
13 – Wild world
—-
Encore 1:
14 – Love letter
15 – Rock of Gibraltar
—-
Encore 2:
16 – Stagger Lee
17 – Do you love me? (Part 2)
22 Febbraio 2004
1 – Wonderful life
2 – Sad waters
3 – Hallelujah
4 – The singer
5 – Henry Lee
6 – Dolphins
7 – Do you love me? (Part 2)
8 – West country girl
9 – The mercy seat
10 – God is in the house
11 – Still in love
12 – The ship song
13 – Wild world
—-
Encore:
14 – Stagger Lee
15 – Rock of Gibraltar
Encore 2:
16 – Into my arms
17 – Darker with the day
18 – Jack the ripper