www.themercysite.com
In linea dal 1998

Archivio

Posts Tagged ‘30 maggio 2008’

Concerto – 30 maggio 2008 – Sesto Fiorentino, Villa Solaria

31 maggio 2008 3 commenti

Quando varco i cancelli di Villa Solaria il sole non è ancora tramontato, il mio orologio segna ancora le otto e l’adrenalina incomincia già a pomparmi nelle vene. Villa Solaria è un immenso parco: ci sono gli stand che vendono bibite e cibo e magliette, e poi in un’altra zona, non meno vasta, c’è il palco. Passerà un quarto d’ora ed ecco salire un chitarrista ed un batterista: purtroppo non so chi siano, intrattengono il pubblico fino alle nove, suonano e cantano magnificamente osservati a vista da Martin P. Casey e Conway Savage che, birra alla mano, è venuto a mettersi a mezzo metro da me, proprio di fronte al palco. Intanto il cielo si è di nuovo coperto, guardo le mie scarpe e le vedo sporche di fango: penso che sia l’atmosfera giusta per un concerto di Nick Cave.

Nove e cinque, nove e dieci, i tecnici armeggiano con gli strumenti, con le luci, nove e un quarto, il parco si affolla, mi accalco sotto il palco. Nove e venti: cala il buio, entrano i Bad Seeds, urla, applausi, parte il riff bruciante di “Night Of The Lotus Eaters”, Casey, al centro della scena, alza un braccio, poi distende la mano ed ecco entrare Nick, agile e scattante come sempre, afferra il microfono ed inizia a cantare. Siamo tutti in delirio e sono talmente vicino agli altoparlanti che le onde sonore arrivano persino a farmi tremare.

La versione del brano è spiazzante: molta meno psichedelia e suono più aggressivo, avvolgente. Conclusa l’esibizione, Nick ringrazia, sorride, parte “Tupelo” e nuvoloni neri, come quelli che stanno sopra la nostra testa, si proiettano sul telo alle loro spalle. Neanche il tempo di respirare ed esplode “Dig!!! Lazarus Dig!!!”: le luci impazzano, gli spettatori anche. Ancora il tempo di sentire “Red Right Hand”, per poi accorgermi di aver totalmente perso la cognizione del tempo, dello spazio: i brani si susseguono velocemente, Nick parla, scherza («You are amazing… I am fucking amazing!», rivolto ad uno del pubblico), la musica mi trapassa, mi stordisce. Suonano e cantano “Today’s Lesson”, “I Let Love In”, “Midnight Man”, “The Mercy Seat”. Arriva “Deanna” e la gente attorno a me inizia a saltare, urlare; stesso discorso per “Papa Won’t Leave You, Henry”. Non ricordo in che ordine, ma poi è il turno di “The Ship Song”, “We Call Upon The Author”, “Moonland”, “More News From Nowhere”.

Intanto una fitta pioggia inizia a tormentarci, Nick si fa dare un ombrellino durante l’esecuzione di “Moonland”, ride e poi lo getta e viene a prendersi l’acqua e un scroscio di applausi. Durante “More News…” l’intensità dell’acqua aumenta e a brano concluso Nick ringrazia ed augura la buona notte. I Bad Seeds escono, noi spettatori ci guardiamo increduli, passa un minuto, due, fischi, urla, la pioggia diminuisce ed ecco che risalgono sul palco. Nick veste ora una t-shirt nera ed urla: «Are you ready?». Deflagra “Get Ready For Love” e, dopo, la sua degna compare: “Hard On For Love”. Poi Nick imbastisce il classico siparietto di “The Lyre Of Orpheus” con il pubblico. Quando si siede alle tastiere capisco subito che eseguirà “Into My Arms”: e così è stato. Chiede se ne vogliamo sentire un’altra, ed è la volta di “Jesus Of The Moon”. Conclude con la infernale “Stagger Lee”.

Ogni parola è superflua: il concerto è un’emozione puramente sensoriale e tentare di spiegarla razionalmente è un vano sforzo. Posso dire solo questo: non ho cambiato idea riguardo le canzoni del nuovo album, c’è poco da fare non mi piacciono molto, sono fin troppo snelle ed orecchiabili. Per quanto riguarda i capolavori del passato, riescono sempre ad ammaliarmi ed inquietarmi (stupenda, grandiosa “Hard On For Love”, assolutamente migliore della versione in studio dell’87 e malefiche, come sempre, “Stagger Lee”, “Tupelo” e “Red Right Hand”). “The Mercy Seat”, invece, mi pare abbia perso molto della sua tragicità e del suo pathos, troppo breve l’esecuzione. Per il resto tutto perfetto, eccelso: a partire dagli altri brani (“I Let Love In” è, per me, un immenso regalo), passando per l’organizzazione scenica (belli i giochi di luce) e per la sempre stupefacente realizzazione musicale. Warren Ellis conferma la diceria secondo cui il violino sia lo strumento del diavolo, Sclavunos si conferma, invece, come uno dei migliori batteristi al mondo e poi che dire di Harvey, Savage, Casey e Wydler (un po’ in ombra…)? E che dire di Nick? Occorre viverle queste emozioni, soltanto viverle. E devo ammettere che ieri sera eravamo davvero in tanti a viverle, a goderle. Poi soltanto l’autostrada deserta ed una smisurata malinconia: è dura risorgere!

Ale889