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Summer Festival. Nick Cave si esibisce a Lucca l’11 luglio

14 dicembre 2012 1 commento

Oggi, 14 dicembre, dovrebbe cominciare la prevendita.
Nuovi dettagli e, si spera, nuove date, appena possibile.

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Nick al Traffic di Torino il 9 luglio

4 aprile 2009 16 commenti

Notizia breve ma decisamente interessante.
A quanto mi risulta Nick Cave suonerà di nuovo in Italia la prossima estate nell’ambito dell’edizione 2009 del Traffic di Torino.
Per ora non sono a conoscenza di ulteriori dettagli.

Concerto – 23 novembre 2008 – Brighton, Brighton Centre

27 novembre 2008 Nessun commento

HOLD ON TO YOURSELF
DIG LAZARUS DIG
TUPELO
WEEPING SONG
NATURE BOY
RED RIGHT HAND
MIDNIGHT MAN
GOD IS IN THE HOUSE
PEOPLE AIN’T NO GOOD
MOONLAND
MERCY SEAT
DEANNA
WE CALL UPON THE AUTHOR
PAPA WON’T LEAVE YOU, HENRY
GET READY FOR LOVE

STRAIGHT TO YOU
THE LYRE OF ORPHEUS
HARD ON FOR LOVE
STAGGER LEE

Bene.
Eccomi di nuovo sotto al palco dei Bad Seeds e di Nick….ma non nel salotto di casa – trattandosi di Brighton – (haimè! :roll: ) bensì in un freddissimo e poco ospitale palazzetto o centro congressi o sala da concerti…però con un’acustica discreta.
Tutti ci si aspetta i mangiatori di loto per cominciare e invece quel bel pezzone ipnotico è sostituito da “Hold On To Yourself”, peccato.
Nick è strepitoso, al solito, allegro (e xchè mai dovrebbe essere il contrario visto che siamo di nuovo tutti/e li…) e in forma (soltanto un piccolo inciampo nella voce in “God Is In The house”…cavolo, ha preso tre belle stecche!!).
Quindi un altro bel concertone che non mi sentirei però di definire strepitoso, ma, naturalmente, con le solite punte vertiginose: il “duo” Mercy Seat e Deanna (quasi nelle original version) stavolta gli viene proprio da urlo come pure Red Right Hand (che non mi stancherò mai di ascoltare dal vivo!) e Hard Of For Love (questo pezzo sta vivendo veramente una seconda vita!).…e poi…regalone…. richiamati sul palco solo una volta (benedetti inglesi! :roll: ), ecco STRAIGHT TO YOU :D (nemmeno ho dovuto chiederglielo!) a Roma me l’ aveva fatta ma non si ricordava le parole e, diciamolo, era venuta piuttosto maluccio, perciò me la doveva!….e quindi visto che si ricomincia da capo vorresti anche tutte, tutte le altre, un lungo, interminabile concerto, concerto che però deve tassativamente finire entro le 23….e non c’è più tempo, non c’è nè più! Ed è per questo che non lo avrei sprecato con il teatrino di The Lyre Of Orpheus (ancora!) ma poi le sventagliate di Hard Of For Love e Stagger Lee ci risarciscono…e poi, e poi…thanks and goodnight!

Ps.: menzione speciale stasera per Conway Savage: ha fatto di quei numeri da circo da non credere giocando con maracas, tamburelli e quant’altro , improvvissando solitari balletti alla tastiera e agitando la testa come il più incallito metallaro e giuro che, essendo ormai al mio 37° concerto dei Bad Seeds, non l’ho mai visto cosi! Incredibile.
Ppss.: E poi l’attesa nel freddo pungente, stavolta più lunga del previsto, ma, come dice Junior a Zucchero (alias Tony Curtis e Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo”)“…non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta…”…appunto…vale sempre la pena aspettare Nick xchè il suo abbraccio ti ricompensa sempre! E stavolta, consapevole del fatto che sfidare il freddo così è piuttosto “eroico”, ha pure pregato la dolce Susie di scusarlo per l’attesa (lei era già in macchina) ma non poteva certo esimersi dal rito: foto, baci e qualche parola scambiata e, ancora una volta, ti sorprende per la sua grande disponibilità…ma questo l’ho già detto tante volte, che ormai è quasi scontato!

E poi è una specie di visione quella della mattina dopo in una strada di Brighton-Hove: incrociare Nick Cave – The Faboluos – sul marciapiedi, stretto nel suo piumino nero, capelli al vento e trolly al seguito che attraversa ad un passaggio pedonale, stando ben attento a non farsi investire, con il tour menager che gli trotterella dietro per accompagnarlo sul pulman che lo aspetta con tutti gli altri Bad Seeds per portarselo via in tour, ancora una volta, per altri concerti, e altri e altri ancora per la sua e la nostra felicità.
La vita è bella, nonostante!

Concerto – 31 maggio 2008 – Spello (PG), Villa Fidelia

5 giugno 2008 4 commenti

Ho Percorso 400 km trascinandomi dietro moglie, figlio e due coppie di amici per assistere al concerto evento. Ho visto centinaia di gruppi esibirsi su un palco ma Nick Cave, per un motivo o per un altro mi è sempre sfuggito all’ultimo istante. Trovarselo adesso, a pochi metri di distanza, nella splendida cornice umbra è un’emozione forte. Lo sguardo inquietante, profondo, penetrante; il viso con la consueta lunga chioma, nascosto in parte da grandi baffi neri. Forse un tentativo di uscire dal clichè dell’immagine di poeta cupo e maledetto che si è cucito addosso. Si capisce da subito che Nick è di buon umore e soprattutto, ben disposto: conversa con il pubblico, ride a qualche battuta, inciampa nel filo del microfono, palleggia col tamburello (mi sono allenato per 25 anni, confesserà) e si concede alle richieste della platea. I Bad Seeds lo agevolano, lo assecondano, lo coccolano; avercela una band così: Mick Harvey è prezioso, Jim Sclavonus è il metronomo che gli scandisce il tempo, lui che il tempo ha cercato di domare e l’indiavolato Warren Ellis con le sue chitarrine giocattolo che si dimena gambe all’aria, come un ossesso, non fa rimpiangere Blixa Bargeld. E’ pensare che nel corso del tempo sono passati da quelle parti, tra gli altri, Barry Adamson e Kid Congo Powers. L’inizio è folgorante, the night of lotus eaters apre il concerto tra stridori, rumori e un crescendo ipnotico. Non si ha il tempo di riprendersi perché la platea è tutta per lui a saltare al ritmo di dig, lazarus, dig!!! Guardo mio figlio che canta insieme al pubblico dig yourself, lazarus dig yourself, lui che ha iniziato a conoscere Nick Cave dall’ultimo disco e credo che domani mi chiederà di mostrargli l’intera discografia. Il concerto è un susseguirsi di emozioni fino all’esplosione di gioia per una monumentale the mercy seat e non si fa in tempo a riprendersi che deanna ti stende. Uno stupore da imprimere nella memoria come un ricordo da tirare fuori e raccontarlo nelle fumose serate malinconiche. Il tempo scorre ma la serata è ancora lunga, e abbiamo ancora spazio nella sacca dei ricordi per poter inserire una commovente the ship song, e una delirante e passionale into my arms. Il finale è travolgente, Nick prima irride il suo tecnico per una chitarra male accordata e poi urla, sputa, salta e infine ci stende raccontando di crimini e assassini con una metallica stagger lee, diventata un cavallo di battaglia dal vivo. Si resta senza parole e con gli occhi che ti lacrimano e le orecchie che ti esplodono; si ha solo voglia di far continuare la magia e dopo il concerto siamo nelle stradine di Spello a cercare un posto dove bere un bicchiere prima di andare a dormire. Lo troviamo il posto, un’enoteca, forse l’unica ancora aperta e mentre cerchiamo un tavolo, arrivano Nick Cave e Warren Ellis (il resto della band arriverà più tardi) e un misto di meraviglia ed estasi mi assale e non riesco a dirgli nulla, riesco solo a ringraziarlo e stringergli la mano; poi è tempo di andare a dormire, domani ci aspettano altri 400 km per tornare a casa.

Concerto – 30 maggio 2008 – Sesto Fiorentino, Villa Solaria

31 maggio 2008 3 commenti

Quando varco i cancelli di Villa Solaria il sole non è ancora tramontato, il mio orologio segna ancora le otto e l’adrenalina incomincia già a pomparmi nelle vene. Villa Solaria è un immenso parco: ci sono gli stand che vendono bibite e cibo e magliette, e poi in un’altra zona, non meno vasta, c’è il palco. Passerà un quarto d’ora ed ecco salire un chitarrista ed un batterista: purtroppo non so chi siano, intrattengono il pubblico fino alle nove, suonano e cantano magnificamente osservati a vista da Martin P. Casey e Conway Savage che, birra alla mano, è venuto a mettersi a mezzo metro da me, proprio di fronte al palco. Intanto il cielo si è di nuovo coperto, guardo le mie scarpe e le vedo sporche di fango: penso che sia l’atmosfera giusta per un concerto di Nick Cave.

Nove e cinque, nove e dieci, i tecnici armeggiano con gli strumenti, con le luci, nove e un quarto, il parco si affolla, mi accalco sotto il palco. Nove e venti: cala il buio, entrano i Bad Seeds, urla, applausi, parte il riff bruciante di “Night Of The Lotus Eaters”, Casey, al centro della scena, alza un braccio, poi distende la mano ed ecco entrare Nick, agile e scattante come sempre, afferra il microfono ed inizia a cantare. Siamo tutti in delirio e sono talmente vicino agli altoparlanti che le onde sonore arrivano persino a farmi tremare.

La versione del brano è spiazzante: molta meno psichedelia e suono più aggressivo, avvolgente. Conclusa l’esibizione, Nick ringrazia, sorride, parte “Tupelo” e nuvoloni neri, come quelli che stanno sopra la nostra testa, si proiettano sul telo alle loro spalle. Neanche il tempo di respirare ed esplode “Dig!!! Lazarus Dig!!!”: le luci impazzano, gli spettatori anche. Ancora il tempo di sentire “Red Right Hand”, per poi accorgermi di aver totalmente perso la cognizione del tempo, dello spazio: i brani si susseguono velocemente, Nick parla, scherza («You are amazing… I am fucking amazing!», rivolto ad uno del pubblico), la musica mi trapassa, mi stordisce. Suonano e cantano “Today’s Lesson”, “I Let Love In”, “Midnight Man”, “The Mercy Seat”. Arriva “Deanna” e la gente attorno a me inizia a saltare, urlare; stesso discorso per “Papa Won’t Leave You, Henry”. Non ricordo in che ordine, ma poi è il turno di “The Ship Song”, “We Call Upon The Author”, “Moonland”, “More News From Nowhere”.

Intanto una fitta pioggia inizia a tormentarci, Nick si fa dare un ombrellino durante l’esecuzione di “Moonland”, ride e poi lo getta e viene a prendersi l’acqua e un scroscio di applausi. Durante “More News…” l’intensità dell’acqua aumenta e a brano concluso Nick ringrazia ed augura la buona notte. I Bad Seeds escono, noi spettatori ci guardiamo increduli, passa un minuto, due, fischi, urla, la pioggia diminuisce ed ecco che risalgono sul palco. Nick veste ora una t-shirt nera ed urla: «Are you ready?». Deflagra “Get Ready For Love” e, dopo, la sua degna compare: “Hard On For Love”. Poi Nick imbastisce il classico siparietto di “The Lyre Of Orpheus” con il pubblico. Quando si siede alle tastiere capisco subito che eseguirà “Into My Arms”: e così è stato. Chiede se ne vogliamo sentire un’altra, ed è la volta di “Jesus Of The Moon”. Conclude con la infernale “Stagger Lee”.

Ogni parola è superflua: il concerto è un’emozione puramente sensoriale e tentare di spiegarla razionalmente è un vano sforzo. Posso dire solo questo: non ho cambiato idea riguardo le canzoni del nuovo album, c’è poco da fare non mi piacciono molto, sono fin troppo snelle ed orecchiabili. Per quanto riguarda i capolavori del passato, riescono sempre ad ammaliarmi ed inquietarmi (stupenda, grandiosa “Hard On For Love”, assolutamente migliore della versione in studio dell’87 e malefiche, come sempre, “Stagger Lee”, “Tupelo” e “Red Right Hand”). “The Mercy Seat”, invece, mi pare abbia perso molto della sua tragicità e del suo pathos, troppo breve l’esecuzione. Per il resto tutto perfetto, eccelso: a partire dagli altri brani (“I Let Love In” è, per me, un immenso regalo), passando per l’organizzazione scenica (belli i giochi di luce) e per la sempre stupefacente realizzazione musicale. Warren Ellis conferma la diceria secondo cui il violino sia lo strumento del diavolo, Sclavunos si conferma, invece, come uno dei migliori batteristi al mondo e poi che dire di Harvey, Savage, Casey e Wydler (un po’ in ombra…)? E che dire di Nick? Occorre viverle queste emozioni, soltanto viverle. E devo ammettere che ieri sera eravamo davvero in tanti a viverle, a goderle. Poi soltanto l’autostrada deserta ed una smisurata malinconia: è dura risorgere!

Ale889

Concerto – 28 maggio 2008 – Milano, Alcatraz

29 maggio 2008 4 commenti

Alcatraz sold out per la prima data del tour in Italia, anche se a me sembrava un po’ meno pieno dell’ultima volta. Ma magari è sono un’impressione.
Sul concerto, che dire? Ci si deve ripetere. Stai magari anche un bel po’ di tempo senza vederli dal vivo ma appena attaccano i Bad Seeds hai la stessa sensazione che hai quando ritorni a casa. Attaccano e ti ritrovi a sbattere contro il loro wall of sound che conosci bene, ma ogni volta è come se fosse la prima e c’è sempre un qualcosa che ti spiazza.
La scaletta non presenta grosse sorprese rispetto a quanto già si sapeva dal resto del tour, ma un conto è leggere che fa Hard on for love e un altro è quando te la trovi lì. I brani nuovi superano alla grande l’esame del live (e che a farlo sia Midnight Man non mi sorprende, un po’ di più invece il fatto che rendano così bene anche Today’s Lesson e We Call Upon The Author).
Manca qualcosa rispetto ad esempio alla setlist di Copenhagen ma arriviamo comunque a due ore e dieci di concerti: cosa ormai abbastanza rara. Non esaltanti probabilmente i due recuperi dai due album gemelli (The Lyre of Orpheus e
Get Ready for Love), mentre i “classici” ritrovano sempre nuova freschezza. Io sono più per una The Mercy Seat in versione “tirata”: ma anche così non è certo da buttare. E che dire di Nobody’s Baby Now e Red Right Hand?
E visto che non si può chiudere senza nemmeno un omicidio d’autore ci pensa Stagger Lee a mandarci tutti a casa.
Discorso su Nick in particolare. È in forma, ne ha voglia e gigioneggia come suo stile con gli ormai classici mini siparietti con il pubblico (magari constituiti da due parole, ma l’effetto c’è sempre). Lo preferisco comunque senza chitarra: quando ce l’ha perde un po’ nella sua carica da frontman.

Qui sotto potete vedere il video, parziale, di Into my arms dalla serata di Milano.

La setlist all’Alcatraz:
Night of the lotus eaters
Dig Lazarus dig
Tupelo
Today’s lesson
Red right hand
Nobody’s baby now
Midnight man
The mercy seat
Deanna
Lie down here
Moonland
The ship song
We call upon the author
Papa won’t leave you Henry
More news from nowhere

The lyre of Orpheus
Get ready for love
Hard on for love
Into my arms

Jesus of the moon
Stagger Lee

Nick alle London Sessions di iTunes

15 febbraio 2008 Nessun commento

A partire dal 21 febbraio Apple organizzerà una serie di concerti agli Air Studios di Londra: fra questi è previsto anche quello di Nick Cave, il 2 marzo (la stessa sera degli Spiritualized).

I biglietti verranno estratti a sorte tra chi desidera partecipare tramite il sito dell’evento (bisogna avere un account su iTunes…).

Le iTunes Live: London Sessions saranno in totale 11, per arrivare fino al 2 marzo, ognuna con due artisti.

Gli eventi verranno registrati da Apple, che poi li venderà in esclusiva su iTunes Store.

Trovo sempre un po’ discutibili queste cose ma magari ne uscirà un discreto assaggio (con una registrazione di buona qualità) del prossimo tour, già in contemporanea con l’uscita dell’album.

Concerto – 30/01/06 – Birmingham

La Symphony Hall di Birmingham è gremita per il concerto di Re Inkiostro. Un pubblico silenzioso, ordinatissimo entra nella splendida sala da concerto. L’atmosfera è di quelle che si ricordano: attesa per ascoltare la musica e le parole di uno dei fari della musica contemporanea. Con qualche minuto di ritardo si parte: entrano Hellis, Sclavounos e Harvey, violino, batteria e basso, parte dei Seeds, che per questa volta accompagnano il leader. Si parte durissimi, a dispetto dei legni della Symphony Hall che garantiscono un’acustica da brivido, con “Say goodbye to the little girl tree”; Nick entra per ultimo, fasciato dal suo gessato, munito di nuovi baffi molto country. Ed è subito carisma puro: Cave domina il palco, la sua voce migliora con gli anni. Il clima on stage è perfetto e si sente. Harvey tiene le armonie stupendamente, lasciando totale libertà sia a Sclavounos che ad Hellis, che fa del violino quello che vuole, compreso un poco ortodosso “uso sitar”; lenta e romantica “The Ship Song”, e poi via con “No more shall we part”, dal quale oltre la titletrack, si pescano una intensa “The sorrowful life” e una monumentale “God is in the house”, che da sola valeva i 40 £ investiti, con Cave che sussurra i suoi versi, nel silenzio della Hall. Il concerto prende giri: Cave pure, e comincia un simpatico siparietto con il pubblico, tra un pezzo e l’altro (“what a fucking journey Sir!”, rivolto al vostro inviato che gli ricordava la provenienza italica, oppure un “Nick, you are a genious!”, che si becca un “you are confirming my suspicious”). “Henry Lee”, “Train Song” fanno da battistrada a “The Mercy Seat”: non se ne può più, e gli appluasi, prima timidi, ora irrompono senza pietà. “From her to Eternity” e “O My Lord” ci consegnano un Cave poeta dell’anima, di amore e di Dio, certamente non un “interventonist god”. La scaletta termina con una travolgente “Tupelo”, con il pubblico in piedi. Ancora 2 encore, reclamati, pretesi da tutti noi. “Loverman”, una b-side dal titolo indecifrabile ma molto bella ed una estatica “People ain’t no good” ci mandano a casa. Citando Nick Hornby: “…le canzoni di Nick Cave non sembrano affatto interessate al mercimonio. è musica composta da un artista, nel senso più classico del termine. Non gli faranno guadagnare milioni, ma sono sue, e nostre se lo desideriamo, ed è una cosa di cui dovremmo essergli grati”.

alberto maiale – albertomaiale@varci.it

Concerto – 21/02/04 – Auditorium, Milano

Duplice appuntamento con Nick Cave per la città di Milano, dove mancava da tre anni allora con i semi del male al completo.
Ci si aspettava un Cave solo performance ed invece Re Inkiostro, mai abbandonato, si è presentato in compagnia di Warren Ellis (violino), Martin P.Casey (basso) e Jim Sclavunos (batteria) in sostanza con la metà dei Bad Seeds. La scelta, direi azzeccatissima, dell’auditorium San Gottardo ha reso ancor più unico l’atteso evento, annunciando un’ottima atmosfera. Le due date milanesi per pochi fortunati sono finite subito sold out, considerata la dimensione dell’auditorium era auspicabile. Nick Cave si è presentato con il suo solito look elegantissimo da perfetto dandy, con la sua camicia bianca ma stavolta senza cravatta e con uno strano taglio di capelli curiosamente squadrato a pupo.
In quasi due ore di concerto Cave e co. hanno messo in luce tutte le proprie capacità, dimostrandosi in serata di grazia.
La voce di Cave matura di anno in anno e soprattutto cresce il possesso di una vocalità dall’intonazione profonda ed evocativa, migliora anche l’abile uso del piano rigorosamente a coda, ingredienti che hanno dato vita ad una atmosfera magica, che ci ha rapito il cuore. Cave stravolge i suoi standard con originale ispirazione, le versioni di “Henry Lee” e “West Country Girl” sono squisitamente irriconoscibili, di certo tra i momenti più alti della serata. Anche la murder ballad “Stagger Lee” riscopre un rinnovato pathos nella versione proposta. Tanta energia scuote i momenti ad alta fibrillazione, in cui si ammira l’intesa di Cave, che picchia il suo piano, ed Ellis che straccia le corde del suo violino, dilatando le braccia nei momenti di furia, ranicchiandosi sulle ginocchia nei momenti di quiete…proprio come un uccello. Pindaricamente l’australiano spazia nel suo repertorio ripescando dai ricordi con i Birthday Party una inquietante “Wild World” (dal 12” del ‘83 “The Bad Seed”), restare fermi sulle poltrone dell’auditorium diventa un’ardua impresa. Brani forti che si alternano a ballate pianistiche delicate come “Darker With The Day” ,“God Is In The House” e “Love Letter”. Molta attenzione rivolta all’album “No More Shall We Part” e quasi trascurato “Nocturama”, l’ultimo lavoro di Cave che non possiede il dono perpetuo e inconfondibile dei precedenti dischi. Mi lascia un po’ perplesso il momento dedicato a “The Mercy Seat”, che non decolla nella giusta misura. Un po’ di nostalgia porta Cave a lanciare dediche dirette a Cash e a Tim Bukley con due personalissime rivisitazioni, ricordati rispettivamente con “The Singer” e “Dolphins” di Fred Neil (che non tutti conosceranno come l’autore di “Everybody’s Talkin” dalla colonna sonora “Un uomo da marciapiede”).
Non è bastato il bis a mandare definitivamente via Cave richiamato per continuare con “Do You Love Me?” deliziosa al piano. Estasiato ho lasciato l’auditorium con la tentazione di rivederlo il giorno dopo…
Direi che la formula scelta a quattro per il tour è riuscitissima, si spera in un cd live calibrato su questo tipo di performace. Ho riscontrato più energia della situazione vista ad Ancona due anni fa nella interessante rassegna “Il Violino e La Selce” organizzata da Battiato, in cui la scaletta dei brani era molto affine a quella proposta sabato a Milano, ma allora Cave era con un’altra band: Jim White (batteria) e Norman Watt-Roy (basso) e del fido Ellis. Forse seppur rinnovato il repertorio dal punto di vista delle interpretazioni i concerti andrebbero maggiormente aggiornati… magari continuando a ripescare nel passato e riprendendo qualcosa da “From Her to Eternity” e “The Firstborn Is Death”.

Euchrid Eucrow – a.avalle@tin.it
http://www.mescalina.it/musica/live/live.php?id=133