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Collector’s editons – Quarta parte

24 maggio 2012 Nessun commento

Nocturama, Abattoir Blues / The Lyre Of Orpheus e DIG, LAZARUS, DIG!!! completeranno le collector’s editions e saranno pubblicate a partire dal 30 luglio prossimo.
Ognuno dei titoli sarà pubblicato in edizione deluxe di due dischi.

Album – Abattoir Blues / The Lyre Of Orpheus

20 settembre 2004 Nessun commento

Il booklet è anch’esso in cartoncino completo di testi e qualche foto delle sessioni di registrazione.

Il tutto rende il packaging esteticamente notevole e molto originale. La sensazione, guardandolo, è qualla di stare per aprire un libro di botanica in stile old-england.
Davvero molto bello .

Nonostante i CD siano usciti nello stesso packaging, sono in realtà da considerare come due album differenti.

Venendo infatti a quanto concerne il contenuto, fondamentalmente si può dire che questi due album si somigliano solo per lo stile inconfondibile della musica e delle liriche di King Ink e nell’utilizzo di una novità nella produzione caveiana: la presenza di un coro gospel.

Abattoir Blues si presenta come un album dominato principalmente dal rock e dal blues con diversi richiami melodici alle produzioni che vanno dalla fine degli anni 80 alla prima metà dei 90, rievocando alcune atomosfere di album come Tender Prey, Henry’s Dream ed il celebratissimo Murder Ballads citato in modo evidente anche nel b-side She’s Leaving You.

The Lyre Of Orpheus richiama molto, invece, le atmosfere più tranquille e serene della produzione degli ultimi anni, quella che comprende i suoi lavori dal 1998 ad oggi.
Le melodiche di questo album sono a volte quasi leggere, come se da esse trasparisse uno stato di grazia che sembra permeare la vita di Nick Cave nel periodo più recente.

Nelle liriche di entrambi i lavori si hanno evidenti riferimenti biblici, cosa costante nei testi caveiani.
Ma l’argomento che fa da padrone è l’amore che non sembra più visto come qualcosa che viene vissuto in modo tormentato e a volte autodistruttivo, come nel passato.
Al contrario l’amore sembra rappresentare una sorta di modo attraverso cui giungere alla redenzione e senza il quale la vita sarebbe vuota e senza respiro come raccontato nella canzone Breathless (The Lyre Of Orpheus).

Nel complesso i due album sono degli ottimi lavori che in un certo senso fanno rialzare Nick dal capitombolo fatto col precedente Nocturama (2003), che risultava troppo dispersivo e carente di ispirazione.

Va detto però che a mio avviso ci sono un paio di note negative: risulta quasi “deludente” la facilità di ascolto nel panorama di una produzione musicale estremamente personale e dal costante bisogno di revisione e tempo di elaborazione.

Proprio il fatto che molte canzoni diano una sensazione di “già sentito” tende a fermare questi album dallo scalare la vetta della produzione di Nick Cave.
Questo fatto è evidente nel singolo scelto per il lancio dei dischi: Nature Boy, che lungi dall’essere la migliore canzone di questi due CD, risulta comunque molto orecchiabile avendo quasi voglia di definirla “pop”, con richiami evidenti al primo singolo di Nocturama, Bring It On.

La sensazione principale è che questa canzone stoni un po’ nell’insieme di Abattoir Blues, quasi che fosse stata appositamente scritta per essere lanciata come singolo per un mercato che troppo spesso privilegia l’immediatezza d’ascolto alla ricchezza di contenuto sia melodico che lirico.

Nonostante tutto. ciò non riesce a spiegare la ricchezza inusuale di auto-citazioni.
La spiegazione più plausibile sembra poter derivare dal fatto che in questi due album al processo creativo i Bad Seeds hanno contribuito quanto mai in passato.
Sembra infatti che Nick Cave avesse solo delle tracce di idee e che abbia lasciato lo sviluppo musicale al gruppo, il quale forse si è trovato a percorrere strade già conosciute.

La seconda nota negativa, sebbene sia quella che più coinvolge il gusto personale, è nell’introduzione del coro gospel.
L’idea di base è notevole e in molti casi contribuisce ad enfatizzare ed esaltare i brani musicali, ma in molti pezzi questa scelta provoca un appesantimento inutile, tanto da far risultare pezzi che normalmente potrebbero essere considerati addirittura geniali, troppo chiassosi e a volte quasi fastidiosi dando una sensazione di strascicamento del cantato e togliendo quindi ritmicità.

Sono curiosa di vedere se in tour porterà anche il coro gospel (cosa che in tutta sincerità mi auguro non avvenga) e, in caso negativo, di ascoltare questi pezzi in “purezza” come a mio parere avrebbero dovuto essere anche sugli album.

CONCLUDENDO:

Questi due album sono ottimi pur non avendo le qualità necessarie per salire nell’Olimpo delle migliori produzioni Caveiane.
Restano comunque, a mio avviso, degli ottimi album con cui poter cominciare a conoscere lo stile di Nick Cave, proprio per l’impronta stilistica inconfondibile e la varietà di sonorità presenti che sembrano riassumere la sua carriera in quasi la sua totalità.

Consigliato.

The Wild Rose – simy@toriamos.it