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Tom Waits a Milano (19 luglio 2008) – Teatro degli Arcimboldi

Io ci sono stato sabato, l’ultima sera.

Sul prezzo mi pareva davvero esagerato. Io tutto sommato me lo potevo (quasi) permettere, con qualche piccola rinuncia (sono un ricercatore universitario da 1200 al mese, e non da 9000 euro come qualcuno ha follemente scritto sui giornali qualche giorno fa…). Ma comunque erano pur sempre 150 euro!!!! Questo spiega perché a teatro di ragazzi moltogiovani ce n’erano pochi (diciamo che si andava dai 20-25 anni in su). In ricordo dell’indimentibalibe concerto romano di Nick, ci sono andato con la maglietta di “Dig, Lazarus, Dig”.  E infatti la ragazza del botteghino ticketone, con un sorriso, mi ha chiesto com’era stato il concerto di Nick…

Sulla scaletta, beh, c’è poco da dire. Una buona selezione (soprattutto da Mule Variations, Blood Money e sul finale l’inossidabile “Rain Dogs”, ma peccato l’assenza totale di pezzi da Alice). Lie to Me da Orphans in apertura e poi, in ordine sparso: Down in the Whole, Jesus’s Gonna be here, Chocolate Jesus, House where nobody lives, Rain Dogs, Hoist that Rag, Eyeball Kid, On the Nickel (vado a memoria). Ma ci aggiungerei:
Tom Traubert’s blues (splendida)
Dirty in the ground (inattesa da Bone Machine, ….e sublime)
Bottom of the World
All the World is Green (brividi…)
Cold Cold Ground
Innocent when you Dream (cantata in coro, grande emozione…).

Piccola ombra: I primi pezzi sono stati al di sotto delle aspettative per la voce del buon vecchio (che proprio non ci arrivava), mentre dopo le cose sono decisamente migliorate. Diciamo che il concerto è andato in crescendo. Bravi i musicisti, anche se il figlio batterista non mi è parso precisissimo con il tempo. Suono volutamente impastato e oscuro, come si conviene al maestro.
Delusione sul finale, il buon (e caro…in tutti i sensi) tom ha negato un secondo bis. Per concludere, Tom ci ha dato quello che potevamo aspettarci da un vecchio mostro sacro come lui. Un ricordo per sempre, qualche piccola ombra ed infine la constatazione dei paradossi della vita: il concerto del “maledetto” Waits poeta dei reitti era infatti frequentato anche e putroppo da fighetti e fighette eurodotati in un teatro blindato, dove ti fucilavano alla prima foto scattata….

Inatteso fuori programma. Manuel Agnelli degli Afterhours in fila al bagno, che gentilmente si è fatto fotografare (nonostante la ragazza che l’accompagnava sembrasse nervosetta e facesse qualche capriccio). GRANDE!!!

Per dirla con tom, che di sogni se ne intende:

It’s such a sad old feeling
All the fields are soft and green
And it’s memories that I’m stealing
But you’re innocent when you dream

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  • cristian

    e con questo mi taccio di reietto.

    dopo un mese torno qui e leggo com’è andata Tom waits.inutile nascondere la mia invidia leggendo la grossolana scaletta che hai scritto e considerando che non sono mai riuscito a vederlo.

    Solo una piccola obiezione:scandalizzarsi per la presenza di fighetti granosi ad un concerto che costa 150 euro mi sembra a dir poco fuori luogo.
    a suo tempo mi stupii molto di più che quello che tu definisci il poeta degli emarginati acconsentisse ad una cosa simile e si piegasse in tal modo al vil denaro.

    no comment invece sulla magnaminità del mio amico Agnelli che tutti sanno quanto stimi.

  • save72

    Caro cristian,

    dimenticavo che hai la laurea triennale in tom waits (con voto di 110 e lode) e il Master Universitario in “Manuel Agnelli”.

    Chiedo venia

  • cristian

    Ne ho due di lauree ma le specializzazioni da te citate mi mancano. Chiedo venia io se ti sei sentito urtato.”grossolano”non voleva aver accezzione negativa(tu stesso dici che andavi a memoria riportando la track list). E non era una critica nei tuoi confronti semmai verso chi come Tom waits si taccia di esser profeta dei borderline e poi fà concerti i cui biglietti costano dai 100 euro in su.

  • save72

    Ok cristian malinteso risolto.

    E convengo sull’attegiamento paradossale e contradittorio di Tom Waits che, pur essendo un gradissimo artista, fa delle belle scivolate di stile.
    Fortuna che il “nostro” Nick contontinua a costarci decisamente meno. E poi, a dir la verità, preferisco il contatto fisico – anche se più scomodo e fatto di ressa e sudore – che il distacco della location teatrale, certamente più asettica. A Milano poi mi pareva ci fosse quasi il coprifuoco. Ecco perchè tra i due concerti più recenti che ho visto (Cave a Roma e Waits a Milano), preferisco di gran lunga il primo. Ma questo resta, ovviamente, un parere del tutto personale.

    A presto,
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